sabato, maggio 19, 2007

THE END



Grazie a tutti.

f.

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sabato, aprile 14, 2007

Il Commissario Minzighina - V

I - II - III - IV - V

Brigida è distesa sul letto nella posizione della sirenetta, con solo qualche pizzo a coprire lo stretto necessario. Tanto vale ammetterlo, è piuttosto arrapante. Minzighina al suo fianco sembra avere gli ormoni abbioccati. Legge il giornale con aria indifferente, come se alla sua destra avesse un'altra lampada alogena.
- Tesoro, oggi non mi consideri per niente. Almeno raccontami com'è andata. Come avete capito che era quel ragazzo, Nocìu, il ladro di mirto?
- Beh, non è stato difficile. Prima cosa ha abboccato come un pollo all'esca che gli avevo portato l'altra volta – risponde pensieroso Minzighina: sta pensando che nella realtà dev'essere difficilissimo vedere un pollo abboccare.
- Quale esca?
- La bottiglia di Mirto da esportazione, quella da 50 centilitri. Solo un sardo affetto da qualche forma di alcolismo paranoico avrebbe accettato quella bottiglia con tanto entusiasmo, dopo la perdita di uno Zedda Piras da 75. E proprio questa patologia, guarda caso, ci era stata suggerita dallo psicologo criminale che lavorava all'identikit del nostro ladro di mirti.
- Ed è bastato questo a incriminarlo? – chiede Brigida mentre fa strusciare delicatamente la sua mano tra le coscie del marito.
- Certo che no. Non sarebbe bastato per motivare l'arresto. Ci sono anche altri due fatti. Il primo è che ispezionando camera sua ho trovato un foglio con scritto: W LA FESTA DI MARCEDDI'.
- Non capisco… - ammette languida Brigida, continuando la sua manovra di avvicinamento alle zone erogene del marito, mentre con l'altra mano da sotto il letto tira fuori un paio di manette.
- Ma come, tesoro - fa Minzighina abbassando il giornale – non ti avevo parlato della scritta che mi era apparsa sulla mappa della Sardegna, unendo i punti corrispondenti ai luoghi dei furti? W LA F… ricordi? Io l'ho capito subito a cosa si riferiva. A Nocìu mancavano ben 73 furti (anzi qualcuno in più, considerando l'apostrofo che funge da accento alla I maiuscola, n.d.a.) per completare il suo folle progetto. Ma deve averlo abbandonato subito dopo la stupida simulazione del furto a casa sua.
- E come mai? - chiede Brigida, sempre più distratta. Infatti ora è occupata ad ammanettare i polsi del marito alla sponda del letto. Lui la lascia fare senza manco dire: "Bah". È vero, poi dice "Beh", ma che c'entra.
- Beh, perché dev'essersi accorto che la nostra isola non è abbastanza vasta per tutta la scritta, considerando le porporzioni delle prime lettere. Nemmeno c'era spazio per andare a capo. A meno che non considerasse anche la zona marina.
- Perché proprio quella scritta? - chiede Brigida, e il sottofondo della sua domanda, e delle due battute di dialogo che seguono, è un rumore frizionale, ossia che concerne l'attrito radente tra due superfici: in questo caso, la mano di Brigida e il molliccio pesciolino di Minzighina, ancora protetto da mutande e pigiama.
- Da una prima indagine – inizia a rispondere il Commissario: immagina di essere intervistato al TG di Videolina e gonfia orgoglioso il petto. Nessun commissario prima di lui era stato intervistato così, ammanettato alla sponda di un letto. - Da una prima indagine – diceva - è emerso che proprio durante la festa di Marceddì Nocìu ha sviluppato questa sua passione, chiamiamola così, per il mirto. Il proprietario di uno dei chioschi sempre presenti alla festa, tale Dino, era amico di uno zio di Nocìu, e sembra non gli facesse mai pagare le bevute di cui egli era ghiotto. "Dino, stappa un mirtino" gli chiedeva senza requiem. Forse per questo, quando poi si è alcolizzato del tutto, Franco Nocìu si rifiutava di pagare per quel nettare divino. Preferiva rubarlo. Nelle notti di delirante astinenza, si travestiva da Goemon e con una vera spada da samurai, recuperata chissà dove, andava a compiere i suoi delitti. Ma noi, noi!, l'abbiamo consegnato alla giustizia. Cioè a noi medesimi – conclude trionfante, ammiccando alla giornalista che lo intervistava.
- E qual è il secondo fatto che dicevi? – domanda Brigida sovrapponendosi alla giornalista (che in realtà non esiste, è chiaro.)
- Il secondo fatto è che l'ultimo furto Nocìu l'ha commesso proprio al magazzino della nostra questura, dove c'era una discreta quantità di bottiglie di mirto.
- Un'altra esca? – chiede Brigida mentre sfila i pantaloni del pigiama a Minzighina, delusa perché la frizione, seppure energica, non ha sortito effetto alcuno.
- No, materiale sequestrato qualche anno fa. Una banda di delinquentelli, tutti di Gonnosfanadiga, spacciava mirti falsi all'uscita dei locali nell'oristanese. Degli Zedda Piras del tutto simili agli originali. Gente senza scrupoli. Nocìu sapeva dell'esistenza di quelle bottiglie nel nostro magazzino, perché a Cozzino gli è scappato detto in sua presenza. Lì per lì l'avrei menato, per questa sua sbadataggine, ma è proprio vero che non tutti i maiali vengono per cuocere.
- A proposito, come sta Luca? – Brigida ha terminato di spogliare Minzighina, e ora si accende una sigaretta, aspira a lungo poi soffia in faccia al marito una movimentata nuvola di fumo, il tutto con molto stile, non c'è che dire.
- Cof cof cof, si sta riprendendo ora, cof cof. Ha smesso di belare in continuazione e ha anche ripreso a camminare su due zampe. Gambe, volevo dire. Purtroppo chiede ancora a tutti gli uomini che incontra se per favore lo possono montare alla pecorina.
- Gli passerà.
- OSSANTOCIELO Brigida, quante volte te lo devo dire che mi fa un male cane quando… cacchio che male… quando mi spegni quella cazzo di sigaretta addosso!?
- Così almeno mi degni di considerazione.
- Ma che stai dicendo? Se finora… ti prego, stammi a sentire, posa quello scudiscio. Brigida, non fare scherzi.
- Io non scherzo mica. E implorami di farti male, testa di cazzo. E stavolta non dimenticarti di chiamarmi puttana.

FINE

Noticina
Le immagini che accompagnano i post del Commissario Minzighina riproducono i coloratissimi quadri di Bob: http://www.bobart.it.



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lunedì, aprile 09, 2007

Il Commissario Minzighina - IV

I - II - III - IV- V

- E così voi... cof cof cof... non ne avete la più squallida idea? - domanda scettico il Commissario. Il “cof cof cof” sta per tre colpi di tosse: Minzighina non sopporta il fumo delle sigarette, né tantomeno quello della pipa, che il signor Peppino Zedda non smette di fumare. Eppure, oh, mica è scemo, se ne sarà accorto che al Commissario dà noia.
- Deabbéru Commissario, nulla ne so.
- Nemmeno lei... cof cof cof... ne sa niente, signor Piras? - chiede Minzighina strizzando sguardi preoccupati ai mufloni che spuntano dai muri.
- E cosa le devo dire Commissario - gli risponde Gavino Piras - quanto mio cugino ne so, io coi giornali ci incarto le uova che ancora sono calde, tempo non ne ho di leggerli.
- Sarà! Però è un caso davvero strano che voi abbiate iniziato la produzione del morto soltanto pochi mesi prima che iniziassero i furti: intendo gli ormai famosi furti ai danni del vostro omonimo e più celebre concorrente. Del mirto, volevo dire – dice, rannicchiando il più possibile le gambe, le cui estremità un pastore fonnese, che d'un tratto aveva smesso di scodinzolare, ha odorato e poi ringhiato in sordina.
- No guardi Commissario che noi mirto non ne produciamo - lo informa Peppino Zedda (quello con la pipa), e sembra davvero convinto. - I nostri cugini di Oliena, quelli sono che producono mirto, si è informato male, creda a me. Da vent'anni che siamo allevatori, altro che mirto e mirto, vacche e pecore ci trova qui Commissario, su mirtu deu no dhu pode mancu bìdere.
Minzighina e Cozzino si danno per vinti, scambiandosi occhiate lunghe. Minzighina maledice col pensiero Magda per aver confuso le due società e aver dato loro l'indirizzo sbagliato.
Sono già fuori dalla villa quando Minzighina nota qualcosa di insolito. Un gregge di pecore poco lontano che poga. Sissignore quelle pecore pogavano proprio, prendevano piccole rincorse e si sbattevano come dannate l'un l'altra.
- Ma che diavolo...
- Eh Commissario, un po' allegrotte sono, che è il periodo della monta questo – dice Peppino Zedda sorridendo intorno alla pipa e dando di gomito al Commissario.
Ma questa cosa che le pecore pogano perché sono in calore mica gli torna del tutto, al Commissario Minzighina. Si avvicina al gregge. Una pecora lo fissa con uno sguardo incazzato, poi prende la rincorsa. Forse vuole pogare con lui.
Si sente un gran botto, poi si vede Cozzino che piange in un lago di sangue.
- O mio Diiiio! Cosa ho fatto! Per salvare lei, lei, Commissario! povera, pooovera pecorella! Mio buon Dio ti prego non punirmi! O santo cielo, ti prometto farò il bravo d'ora in poi!
Strillava e piangeva e gracchiava preghiere affondando le mani nella lana arrossata.
- Su Cozzino, era solo una pecora, hai fatto il tuo dovere - cerca di incoraggiarlo Minzighina. Ma una nuvoletta di commozione gli sale su fino al naso, con cui più volte tira su.
- Ita cazzu il suo dovere, ponniddes cuss'arma in culu la prossima volta - consiglia Peppino Zedda.
- Mi scusi singor Peppino, è sicuro che queste bestie per caso, no dico, magari non è che sono drogate o qualcosa del genere? - domanda Minzighina trattenendo stoicamente due lacrime che gli rimbalzano tra il naso e gli occhi.
- O, abbellu, una pecora mi avete ammazzato, ora me la dovete pagare e altre storie non ne voglio manco sentire.
- Peppino - implora il cugino con la voce tremante - e diglielo va', che tanto ormai se lo scoprono da soli! Male non ne abbiamo fatto a nessuno, noi!
- Ma ti boles citìre? Ita cazzu ti ses budhindhe in conca?
- Signor Commissario - salmodia Gavino con le mani giunte - la prego di perdonarlo a mio cugino Peppino, che è un brav'uomo, glielo dico io. Però lei ci ha visto giusto, ecco, che queste pecore normali normali non sono... il mirto gli diamo da bere, per fargli la carne che solo le nostre ce l'hanno così buona...ma sto dicendo quel mirto che ci danno i cugini di Oliena: in cambio del pecorino e del latte glielo diamo, che noi non ne sappiamo niente davvero di questa storia del mirto rubato, non rubiamo manco pecore più, che tanto ne abbiamo a fugliadura, davvero dico. E di questa morta sparata non si preoccupi, che ora gliela puliamo e gliela regaliamo pure, che se se la fa bollita piccolino il pranzo buono che si fa... - conclude Gavino con i lucciconi.
- Buca mala tennes tue, figiu dhe bagassa! - Peppino sputa la pipa e si avventa sul cugino, che non fa niente per difendersi e si prende due o tre sganassoni di quelli grossi e presi bene bene in faccia, prima che Minzighina riesca a immobilizzare il sanguigno aggressore e salvare il sanguinante aggredito.
- Povera, pooovera pecorella! - strilla Cozzino - io non merito più di vivere, mi spari Commissario, qui, qui, qui! Voglio morire, voglio morire accanto lei, povera, pooovera pecorella, solo questo mi merito, o mio Diiiiiiiio!

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giovedì, aprile 05, 2007

Il Commissario Minzighina - III

I - II - III - IV - V

Di nuovo nel suo ufficio, Minzighina cerca di fare il punto della situazione, anzi ne farà più d'uno. "Diciotto delitti e nessuna traccia del colpevole" pensa, ammirando il proprio sguardo sottilmente investigatore allo specchio.
"Ammesso che sia uno solo, il responsabile."
Sulla mappa della Sardegna disegna un grosso punto in ogni luogo dove il ladro di mirto ha colpito (ammesso che sia uno solo, il responsabile) , da Santa Teresa Gallura a Oristano, poi li unisce aiutantosi con un righello. Con suo grande stupore, ne viene fuori qualcosa che ha dell'incredibile.
Una scritta: W LA F.
"F come... come..." tenta Minzighina. Ma non gli viene in mente niente di plausibile. Perciò chiude tutto, che tanto si è fatto tardi, e se ne torna a casa.

- Su caro, stai fermo, altrimenti non riesco a prendertelo.
- Fai piano tesoro, ti prego, l'ultima volta con quelle unghiacce mi hai lasciato due cicatrici grosse così.
- Suuuu! sempre il solito esagerato tu. Eccolo, guarda come viene fuori lungo lungo! Sembra un candelotto pronto a scoppiare, fantastico.
- Ahi ahi, mi fai male!
- Ma insomma, sempre a lamentarti! E poi guarda che io lo faccio per te, cosa credi? Ecco fatto, guarda com'è bello grosso...
Sul polpastrello di sua moglie Brigida stava il pus uscito dall'enorme punto nero, dopo l'operazione di alta chirurgia.
- Ma che schifo! Io proprio non capisco come tu possa divertirti a...
- Ma come non capisci, cucciolotto? Io adoro tutto ciò che sta dentro di te, di spirituale e di materiale, sia liquido che solido, ahahah.
- Sei una pervertita sai?
- Certo che lo so! Anzi sai che ti dico? Mi farei un bel cocktail con tutti i frutti del tuo corpo, quelli che cantava Elio, e poi me li berrei in preda all'estasi! Ahahaha.
- Sei da ricovero, Brigida.
- Ora basta con le stronzate, spogliati e girati. Tutti questi discorsi mi hanno fatto arrapare.
- Oddio no.. ti prego, oggi no...
- E invece oggi sì. Ho pure qui con me una new entry che ti piacerà da morire.
- Che roba è?
- Ora la vedi.
Brigida tira fuori dall'armadio una catena con tante sferette di metallo, lunga sì e no mezzo metro.
- Ma non vorrai...
- Esssì che voglio mio caro maritino! Ora voltati, prima di farmi incazzare.

***

Il giorno dopo, spaparanzato nel suo ufficio, Minzighina ha l'illuminazione, oltre a un leggero bruciore nella zona di scarico. Chiama la sua segretaria.
- Magda, portami la lista di tutti i morti commercializzati in Sardegna, fai presto.
- Scusi Commissario, ha detto morti?
- Mirti volevo dire, i morti ancora non sono commercializzati.
- Non saprei Commissario. Vuole che faccia una verifica?
- No Magda, voglio solo quella lista di mirti. Mir-ti.
Dopo una mezz'ora la lista era sulla sua scrivania.
Man mano che la scorre, sottolinenando ed evidenziando, gli viene una gran sete.
- Bingo! Quasi ci scommetterei che questi signori sanno qualcosa di quel che sta succedendo.

***

Il Commissario Minzighina e Cozzino si trovano davanti alla recinzione di uno sconfinato (da notare l'ossimoro) stazzo, tra il Logudoro e la Gallura. La macchina non è di servizio: Minzighina non voleva dare troppo nell'occhio in quelle zone, che tanto poi si capisce che stanno facendo delle ispezioni e se qualcuno ha da nascondere qualcosa eccetera eccetera.
- Commissario, qui non c'è niente da fare, possiamo suonare il clacson per tre giorni di seguito che nessun cristiano ci farebbe nemmeno un ghigno da lontano – intendendo per ghigno non una risata beffarda e maligna, né una smorfia di scherno, bensì (come è in uso in Sardegna) quel gesto volgarotto che consiste nel sollevare ben visibile il dito medio, ripiegando le altre dita sul palmo e mostrando il dorso al ricevente. Fare il dito, insomma. Certo questo l'avrei potuto dire in una nota: sarà per la prossima disgressione.
- Io direi di desistere e di tornare - continua Cozzino – sempre che non ci venga in mente qualche buona idea, anche per ingannare il tempo... ad esempio potremmo giocare al paziente e al dottore.
- Ma possibile che non pensi ad altro? E poi sappi che ho sempre una buona idea, io sono un tucano di buone idee. Sai che facciamo? Entriamo senza chiedere permesso, non ne posso più di fare la persona edulcorata.
Minzighina scende dalla macchina e con un tronchese spezza il catenaccio arrugginito che chiudeva il cancello, lo apre quanto basta per entrarci con la macchina e mette in moto.
Dopo qualche chilometro tra le pecore, i cani e le cavallette, un fuoristrada bello inzaccherato viene loro incontro.
- Ita cazzu sezis chirchendi bosàterus, a domu mia? - domanda tra i denti e una pipa uno dei due uomini a bordo, armato di fucile.
Il Commissario Minzighina mostra la tessera di riconoscimento e gli uomini improvvisamente diventano cordiali e abbandonano il dialetto per l'italiano. (Beh, oddio, non proprio italiano: ora non sto a spiegare, tanto poi si capisce.) Fanno strada fino a una vasta casa rurale, sperduta in mezzo ai pascoli. Senza troppe cerimonie invitano i loro ospiti a entrare, tra le teste di muflone imbalsamate e i cani che ciondolano tra le alte sedie impagliate, su cui Minzighina e Cozzino sono invitati a sedere.

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mercoledì, aprile 04, 2007

Il Commissario Minzighina - II

I - II - III - IV - V

Il Commissario Minzighina e il suo presunto vice Luca Cozzino si precipitano in via Zannaoro 93, a casa della famiglia Nocìu, dove è stato compiuto il misfatto. (Detta così sembra proprio una roba seria.)
La faccia assonnata di una tipa piuttosto giovane appare da un terrazzo al primo piano. Il Commissario Minzighina presenta se stesso e Cozzino, dopodiché inizia a spiegare il motivo della loro visita. Arriva nemmeno a metà della tiritera che la tipa piuttosto giovane emette un suono accondiscendente, del tipo: “mmh mmh”, quindi scompare. Il Commissario e Cozzino si manifestano a vicenda la propria incertezza, esclamando a turno: “boh... boh...”.
Si sente un clic.
- Forse hanno aperto il cancello – butta lì Minzighina con arguzia.
Salgono tre rampe di scale guardandosi attorno vigili. Minzighina rischia di inciampare su un riccio di castagno.
- Attento Commissario! Stava per sbattermi addosso il suo bel culettino!
Arrivati in cima si trovano davanti una portafinestra chiusa.
- Strano - fa Minzighina - ci hanno aperto solo dabbasso.
- È sempre il luogo migliore per farsi aprire...- afferma Cozzino.
- Ma la vuoi finire?
Sul terrazzino riappare la tipa puttosto giovane, cammina strascicando i piedi, con le braccia a penzoloni.
- Oh… finalmente vengono ad aprirci, sospira Minzighina.
- Grazie signorina... signorina?...
Senza nemmeno degnarsi di mugugnare, la signorina (già tipa piuttosto giovane) se ne torna dentro casa, strisciando come una lumaca, ma senza lasciare strisce di bava. O almeno credo.
- Vabbeh entriamo anche noi - propone Minzighina.
Dentro, lo spettacolo è raccapricciante. Un ragazzo sulla trentina piange e singhiozza, steso sul divano. Un'altra ragazza cerca di consolarlo, china vicino a lui.
- Proprio come le altre volte - dice più che altro a se stesso Minzighina, lasciando perdere le presentazioni. - Il collo tagliato di netto, e l'hanno svuotata per bene anche stavolta – osserva. Chi poteva avere commesso un simile scempio? Mi domando retoricamente io narrante. Si vedono gocce dappertutto, fino al terrazzo (giuro).
- Commissario, ha visto? Anche stavolta hanno strappato l'etichetta. Ma cos'hanno al posto del cuore, questi delinquenti?
- Minziga se l'ho visto, Cozzoni, non sono mica cieco.
Il ragazzo
ora sembra in preda a convulsioni.
- Il mio mirto! Il mio mirtisceddu! Me l'hanno portato via!
- Si calmi, signor Nocìu, vedrà che prenderemo i colpevoli - cerca di rassicurarlo Minzighina.
Ma Minzighina sa cosa può significare la perdita di un bottiglia di mirto e, immedesimandosi in quella disperazione, non riesce a essere di alcun conforto. Anzi, inizia a commuoversi pure lui.
Cozzino sembrava meno coinvolto emotivamente. Almeno dalla vita in su.
- Lei dev'essere Franco Nocìu, vero? - chiede al disperato cercando di ammorbidire il proprio naturale gracchìo.
- Deve stare tranquillo, mi creda - gli dice, senza aspettare la risposta e posandogli una mano su una spalla sussultante. A quel punto, anche la mano di Cozzino sussulta. - Guardi qua! – gracchia Cozzino poco dopo, raggiante. - Le ho portato un'altra bottiglia nuova nuova per aiutarla a superare questo indicibile trauma! – La bottiglia la tira fuori da…non importa, non è un dettaglio essenziale.
Franco alza la testa e, sotto una maschera di lacrime, traspare una luce di speranza... subito riassorbita, anzi tracannata dalla disperazione.
- Ma è da 50 centilitri! È di quelle fatte per il continente, annacquate e che sanno di Ramazzotti, mica di mirto!! - urla.
- Che orrore! - riurla. Poi sviene.
- Hai visto che cazzo hai combinato? Sei tonto, sei proprio tonto - interviene la ragazza che prima consolava Franco Nocìu e che fino ad ora è stata misteriosamente silenziosa. - Ma ti sembra il caso, scusa, dopo una cazzo di tragedia come questa, di portare un cazzo di Mirto da 50 centilitri? Il mirto è da 75 per definizione, cazzo, devi aver avuto problemi da piccolo se non sai una cazzo di banalità come questa!
- Io.. io mi scuso... - balbetta Cozzino, scosso dalla sfuriata della ragazza ma allo stesso tempo leggermente eccitato da tutti i cazzi che, mentre sbottava, le sono schizzati fuori dalla bocca - è l'unico tipo che abbiamo in magazzino...- (intende il magazzino dove tengono la roba finita sotto sequestro: lo dico qui tra parentesi, però non è un dettaglio da trascurare questo, no no
.)
- Su andiamo Cozzino - lo salva Minzighina, che nel frattempo era andato quatto quatto a perlustrare l'appartamento - ho già visto abbastanza qui – afferma simulando un tono deciso e professionale, peraltro ben riuscito. - Se non vogliono la bottiglia che gli abbiamo portato, ce la berremo noi in macchina.
- No vi prego! - rinviene d'improvviso il ragazzo, saltando su anche lui come se avesse ricevuto un calcio in culo.
- Non portatela via! Sempre meglio che niente... grazie Commissario... - e si stringe al petto la bottiglia da 50 cl come se fosse il proprio bambino appena nato. La similitudine non è del tutto appropriata dato che i bambini appena nati, tra l'altro, non hanno un tappo in cima al collo e non puoi berli tutti d'un fiato.

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martedì, aprile 03, 2007

Il Commissario Minzighina - I

I - II - III - IV - V

- Commissario Commissario! Ne ha fatto fuori un'altra, accidenti accidentaccio!
Il Commissario Minzighina salta su come se avesse ricevuto un calcio in culo. Ha piaghe e dolori un po' dappertutto, e non ha chiuso occhio stanotte, si capisce, perciò si è gonfiato di caffè ed è un tantino nervoso. È normale che abbia dolori: ha rischiato di rimanerci, sul serio, e in ogni caso non è piacevole rimanere legati e subire torture per tutta la notte. Comunque ora è a lavoro, da buon servo dello stato.
- Ma ti sembra questo il modo di presentarti nel mio ufficio, Cozzino?
Luca Cozzino è un agente scelto, ma quando può si vanta di essere il vice di Minzighina. Non sarà una cima, ma non è nemmeno un coglione. I colleghi maligni dicono che abbia cambiato orientamento sessuale dopo aver scoperto che un anagramma del proprio nome è una velata allusione ai rapporti contronatura, cosiddetti. Chi non prova a farne almeno due (di anagrammi dico), stanotte avrà gli incubi e si piscerà nel letto.
- Ma non esistono più le buone ma nere? Se proprio non riesci a fare a meno di sbraitare, almeno fammi il favore di chiedere il permesso, prima di entrare!
- Mmmmh prima di entrare dove Commissario? Se intende quel posto che intendo io glielo chiedo con piacere il permesso...
- Il piacere sarebbe tutto tuo. Allora cos'è che ti premeva tanto di dirmi?
- Ne ha fatto fuori un'altra, accidenti accidentaccio.
- Sì questo l'hai già detto. Allora dov'è successo? Sempre con le stesse modalità?
- Esatto bello mio, ops.. ahah, volevo dire: esatto signor Commissario. Proprio come le altre volte. Le ha staccato il collo di netto. Stavolta ha scelto proprio Oristano per fare i suoi porci comodi.
- Oh meno male - sussurra Minzighina - almeno restiamo in città, temevo già di dover fare il sopralluogo in un altro di quei paesini del cazzo.
- Come ha detto Commissario? Ha detto cazzo per caso?
- No no ti sei sbagliato, ho detto pazzo.
- Lei mi sta provocando Commissario...
- Ma è possibile che fraintendi sempre tutto? Sei morbosamente stupido, Cozzino. Mi fai venire i nervi fuor di pelle.
- Sì, me lo dica ancora la prego... mi sbrodolo tutto...
- Oooooh, falla finita.
- Ma suvvia Commissario, lo sa che con lei mi piace scherzare. Bell'omone barbuto! - dice con la sua voce gracchiante, tentando di imitare quella di nonna papera. Ma non gli riesce mica.
- Basta con gli scherzi allora, andiamo sulla scena del crimine. Ciessài Oristano.

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martedì, marzo 27, 2007

Storia dell’Italia repubblicana

Il più grande statista italiano, Benito Mussolini, governò per quasi vent’anni, facendo grandi opere (ricordiamo le bonifiche, i ponti e i treni in orario), in un clima di ordine e disciplina (la delinquenza non esisteva). Poi fu costretto dal cattivissimo Hitler (ma Stalin ha fatto anche di peggio) a entrare in guerra. Per fortuna, sono arrivati gli americani e hanno liberato l’Italia e l’Europa intera dall’Unione Sovietica, che era molto peggio dei nazi fascisti. Però ci sono stati lo stesso 50 anni di comunismo. Il dittatore, Palmiro Togliatti, che era in stretti rapporti con Stalin, fu complice di tutti i crimini del dittatore sovietico. Milioni di cristiani sono stati uccisi..

Dalla fine degli anni ‘60 e negli anni settanta, i comunisti hanno distrutto la famiglia con le leggi sull’aborto e sul divorzio. Poi, alla morte di Togliatti, i magistrati hanno preso il potere. Ma per fortuna Silvio Berlusconi è sceso in campo. Solo che un colpo di stato dei magistrati milanesi e dei comunisti gli ha impedito di governare. Altro governo comunista con Prodi, che dopo aver distrutto l’Iri, tenta di distruggere anche l’Italia facendo pagare le tasse.

Nel 2001, nonostante tutti i mezzi d’informazioni fossero contro di lui (perché i comunisti si sono impossessati della cultura italiana), Silvio Berlusconi stravince le elezioni. In altre parole, “ha la maggioranza”. Avere la maggioranza significa essere stati votati dalla maggioranza degli italiani e quindi non dover rendere conto a nessuno. Il governo della maggioranza. L’opposizione comunista cerca in tutti i modi di gettare fango sul premier, come se la maggioranza potesse anche aver votato la persona sbagliata. L’infallibilità della maggioranza. La maggioranza sta.

Gli italiani erano tutti fascisti.

Gli italiani erano tutti antifascisti.

Bella ciao è la canzone di tutti gli italiani.

I ragazzi di Salò devono essere ricordati come partigiani, che lottavano per un ideale di libertà, ma dalla parte sbagliata.

I sessantottini si sono tutti sistemati e arricchiti.

Perché una persona tanto ricca dovrebbe volere anche il potere politico?

Aprile 2006: il centro sinistra vince le elezioni, senza però ottenere la maggioranza. Il governo che ne deriva non è dunque infallibile, la volontà degli italiani non è rappresentata dalla coalizione vincente ma dall’opposizione, che di fatto ha la maggioranza.

Secondo il centrosinistra la colpa di questa situazione anomala è da ricercarsi nella legge elettorale messa a punto dal governo precedente. Convinto di essere sconfitto, Silvio Berlusconi ha creato un sistema elettorale capace di dare la vittoria a chi perde e far perdere il vincitore reale. Invece ha vinto, quindi perso, fregandosi con le sue stesse mani.

Secondo il centro destra però, le elezioni sono state truccate e le schede contate male. Loro avrebbero perso, per cui vinto.

In pratica, dalle elezioni politiche del 9 aprile è uscita una camera di sinistra, una di destra e un governo di centro che non voleva nessuno. Non si capisce chi ha vinto e chi ha perso.

Inoltre, per la prima volta in una competizione elettorale, è venuta fuori la figura del vincitore morale, che ancora non è stata regolata da legge alcuna ma che certamente avrà un futuro roseo. In Italia nessuno perderà le elezioni, grazie alla vittoria morale. Non più opposizione ma vincitori morali. L’esigenza di cambiare nome all’opposizione deriva dal fatto che risulta difficile, per la gente comune come per i politici, identificare un’altra coalizione politica, diversa dalla sinistra, con quel termine.

Proprio come a Sanremo, non sempre chi vince ha più successo, è la gente che poi decide e le radio che incoronano il migliore. E c’è anche il premio della critica, che permette ai piccoli e inutili partitini di continuare a vivere.

Avendo usurpato il trono, il governo immorale dovrebbe dimettersi continuamente. La speranza è che, prima di cadere o dare le dimissioni, l’attuale governo riesca a portare a termine una nuova legge elettorale. Il disegno di legge sta per essere approvato alla Camera, dove sicuramente passerà. Il problema, come al solito, sarà al senato. Pare che i senatori a vita siano un po’ restii, vista l’età, ad adeguarsi al nuovo che avanza.

Riportiamo in appendice uno stralcio del disegno della nuova legge elettorale.


Disegno di legge per la riforma del sistema elettorale n. 342 24 marzo 2007.

Le due camere prenderanno il nome rispettivamente di Rai e Mediaset. Ci sarà una terza camera, a pagamento chiamata per comodità Sky in cui saranno comprese tutte le altre camerette, sia a flat che prepagate. Le elezioni saranno libere e continue, al costo di 1,99 Euro al minuto, senza scatto alla risposta, Iva esclusa.

Il governo, composto da quindici ministri, verrà formato non secondo criteri politici, ma seguendo uno schema fisso. Tre donne alte e fighe, un poco troie e sciocchine. Due donne sessualmente poco appetibili, di cui una bassa e magra e una più abbondante ma con un viso orribile, di cultura medio bassa. Tre ragazzi giovani, depilati, con le sopracciglia pinzate, molto sportivi, semi analfabeti. Due maschi inguardabili, uno magro e rachitico, l’altro visibilmente sovrappeso, entrambi con gli occhiali. Una ragazza normale, mediamente colta e ragionevole e un uomo laureato, che parla la lingua italiana correttamente: entrambi devono fare la figura dei cretini, dei saccenti antipatici e fuori luogo. Un uomo o donna dai connotati esotici ma di nazionalità italiana, un uomo dai gusti sessuali poco chiari e un travestito.

Il governo, così composto, può essere continuamente modificato dal televoto e dalle votazioni segrete che avverranno periodicamente all’interno dello stesso governo. Il Premier non sarà più nominato dall’inizio ma sarà uno dei ministri che riuscirà a non farsi nominare per tutta la durata del governo. Potrà conquistare la carica tramite tranelli, spionaggio, bravura nelle varie prove, capacità di digiunare. Il candidato ideale deve saper cantare e ballare, avere strane fissazioni, deve essere disposto a piangere nelle situazioni più disparate, non deve vergognarsi di spogliarsi e avere rapporti sessuali in pubblico. È gradita determinazione e voglia di emergere.

Con questa riforma elettorale l’Italia avrà finalmente un governo stabile e una maggioranza seria, si eviteranno i rimpasti, il trasformismo e qualsiasi ingerenza della Chiesa e della mafia.

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