giovedì, aprile 05, 2007

Il Commissario Minzighina - III

I - II - III - IV - V

Di nuovo nel suo ufficio, Minzighina cerca di fare il punto della situazione, anzi ne farà più d'uno. "Diciotto delitti e nessuna traccia del colpevole" pensa, ammirando il proprio sguardo sottilmente investigatore allo specchio.
"Ammesso che sia uno solo, il responsabile."
Sulla mappa della Sardegna disegna un grosso punto in ogni luogo dove il ladro di mirto ha colpito (ammesso che sia uno solo, il responsabile) , da Santa Teresa Gallura a Oristano, poi li unisce aiutantosi con un righello. Con suo grande stupore, ne viene fuori qualcosa che ha dell'incredibile.
Una scritta: W LA F.
"F come... come..." tenta Minzighina. Ma non gli viene in mente niente di plausibile. Perciò chiude tutto, che tanto si è fatto tardi, e se ne torna a casa.

- Su caro, stai fermo, altrimenti non riesco a prendertelo.
- Fai piano tesoro, ti prego, l'ultima volta con quelle unghiacce mi hai lasciato due cicatrici grosse così.
- Suuuu! sempre il solito esagerato tu. Eccolo, guarda come viene fuori lungo lungo! Sembra un candelotto pronto a scoppiare, fantastico.
- Ahi ahi, mi fai male!
- Ma insomma, sempre a lamentarti! E poi guarda che io lo faccio per te, cosa credi? Ecco fatto, guarda com'è bello grosso...
Sul polpastrello di sua moglie Brigida stava il pus uscito dall'enorme punto nero, dopo l'operazione di alta chirurgia.
- Ma che schifo! Io proprio non capisco come tu possa divertirti a...
- Ma come non capisci, cucciolotto? Io adoro tutto ciò che sta dentro di te, di spirituale e di materiale, sia liquido che solido, ahahah.
- Sei una pervertita sai?
- Certo che lo so! Anzi sai che ti dico? Mi farei un bel cocktail con tutti i frutti del tuo corpo, quelli che cantava Elio, e poi me li berrei in preda all'estasi! Ahahaha.
- Sei da ricovero, Brigida.
- Ora basta con le stronzate, spogliati e girati. Tutti questi discorsi mi hanno fatto arrapare.
- Oddio no.. ti prego, oggi no...
- E invece oggi sì. Ho pure qui con me una new entry che ti piacerà da morire.
- Che roba è?
- Ora la vedi.
Brigida tira fuori dall'armadio una catena con tante sferette di metallo, lunga sì e no mezzo metro.
- Ma non vorrai...
- Esssì che voglio mio caro maritino! Ora voltati, prima di farmi incazzare.

***

Il giorno dopo, spaparanzato nel suo ufficio, Minzighina ha l'illuminazione, oltre a un leggero bruciore nella zona di scarico. Chiama la sua segretaria.
- Magda, portami la lista di tutti i morti commercializzati in Sardegna, fai presto.
- Scusi Commissario, ha detto morti?
- Mirti volevo dire, i morti ancora non sono commercializzati.
- Non saprei Commissario. Vuole che faccia una verifica?
- No Magda, voglio solo quella lista di mirti. Mir-ti.
Dopo una mezz'ora la lista era sulla sua scrivania.
Man mano che la scorre, sottolinenando ed evidenziando, gli viene una gran sete.
- Bingo! Quasi ci scommetterei che questi signori sanno qualcosa di quel che sta succedendo.

***

Il Commissario Minzighina e Cozzino si trovano davanti alla recinzione di uno sconfinato (da notare l'ossimoro) stazzo, tra il Logudoro e la Gallura. La macchina non è di servizio: Minzighina non voleva dare troppo nell'occhio in quelle zone, che tanto poi si capisce che stanno facendo delle ispezioni e se qualcuno ha da nascondere qualcosa eccetera eccetera.
- Commissario, qui non c'è niente da fare, possiamo suonare il clacson per tre giorni di seguito che nessun cristiano ci farebbe nemmeno un ghigno da lontano – intendendo per ghigno non una risata beffarda e maligna, né una smorfia di scherno, bensì (come è in uso in Sardegna) quel gesto volgarotto che consiste nel sollevare ben visibile il dito medio, ripiegando le altre dita sul palmo e mostrando il dorso al ricevente. Fare il dito, insomma. Certo questo l'avrei potuto dire in una nota: sarà per la prossima disgressione.
- Io direi di desistere e di tornare - continua Cozzino – sempre che non ci venga in mente qualche buona idea, anche per ingannare il tempo... ad esempio potremmo giocare al paziente e al dottore.
- Ma possibile che non pensi ad altro? E poi sappi che ho sempre una buona idea, io sono un tucano di buone idee. Sai che facciamo? Entriamo senza chiedere permesso, non ne posso più di fare la persona edulcorata.
Minzighina scende dalla macchina e con un tronchese spezza il catenaccio arrugginito che chiudeva il cancello, lo apre quanto basta per entrarci con la macchina e mette in moto.
Dopo qualche chilometro tra le pecore, i cani e le cavallette, un fuoristrada bello inzaccherato viene loro incontro.
- Ita cazzu sezis chirchendi bosàterus, a domu mia? - domanda tra i denti e una pipa uno dei due uomini a bordo, armato di fucile.
Il Commissario Minzighina mostra la tessera di riconoscimento e gli uomini improvvisamente diventano cordiali e abbandonano il dialetto per l'italiano. (Beh, oddio, non proprio italiano: ora non sto a spiegare, tanto poi si capisce.) Fanno strada fino a una vasta casa rurale, sperduta in mezzo ai pascoli. Senza troppe cerimonie invitano i loro ospiti a entrare, tra le teste di muflone imbalsamate e i cani che ciondolano tra le alte sedie impagliate, su cui Minzighina e Cozzino sono invitati a sedere.

0 commenti: