sabato, novembre 11, 2006

Premio Publog

Bevenuti alla prima edizione del Premio Publog. Ve lo dico subito, così non scappate: il premio è in alcol. Purtroppo, dato che il concorso è al suo debutto, e tra i nostri soci non c'è Veltroni con i suoi amici banchieri a finanziarci, le risorse sono poche e vi dovrete accontentare di un premio simbolico o poco più, offerto dal sottoscritto postante. Allora, per partecipare funziona così: qui sotto c'è un link all'inizio di una storia, lo leggete (l'inizio, non il link:) e ciascuno di voi racconta, in un commento, come secondo lui continua e va a finire.
Gli scriptofobici stiano tranquilli: per concorrere basta un riassuntino. Ovviamente i più ispirati possono scrivere un bel post con una vera e propria continuazione, se gli butta bene.
Il regolamento di questa prima edizione è semplice e lo capirebbe anche il più ubriaco tra voi:

  • Vince chi ottiene più voti (alla gogna chi ha pensato che in democrazia questa regola è scontata: mica è sempre così). La scadenza è… boh vediamo.
  • Non si può votare per se stessi (o meglio: potete votarvi, ma, visto che sono io che cumbido, se lo fate non conterò il vostro voto:-). Ah dimenticavo.. io non voterò.
  • Si può partecipare con più di una continuazione, mentre si può dare un voto soltanto (però i voti si possono comprare: sono ammessi mazzette, favori sessuali, promesse di passaggi televisivi, sollecitazioni come: "ti farò una proposta che non potrai rifiutare" e garanzie come: "non c'è problema, te lo sistemo io il tipo che fa casino al piano sopra ogni volta che gioca la Reggina". N.B. Il promotore del concorso è incorruttibile.)
  • Possono concorrere e/o votare sia i collaboratori publoghiani sia i semplici e silenziosi lettori (sicuramente siete migliaia, io lo so, mi sembra di vedervi mentre a stento vi trattenete dal postare i vostri commenti e dall'implorarmi di farvi entrare nel nostro elitarissimo club. Baricco! è inutile che ti nascondi dietro il monitor! ti ho visto sai?!) Ah: non crediate di farmela facendo votare partigiani morti nel '45, supereroi, venusiani di Star Trek, ecc. : casserò impietosamente tutti i voti sospetti (ih ih).
  • Il premio è composto da ben due pinte di birra (tre in Happy Hour), nel caso tutti i publoghiani partecipino, mentre è di una sola pinta (una e mezzo in H.H.) se qualcuno (a parte me, ovvio) manca all'appello. D'accordo, è ben misera cosa, però buttale via due pinte di birra a ufo. Al prossimo aumento di stipendio farò un'edizione del premio proporzionalmente più ricca (uno shottino in più? Un cassa di Moretti? Dovrete cumbidare voi? Mah).


Fosco osservava l'enorme valigia alle spalle della ragazza. Notò che una delle rotelline era uscita dal supporto.
"Scusi, ferma a Santa Maria Novella?" gli domandò la ragazza, trascinando poi lo sguardo sul signore in piedi a fianco a lui. Fosco gli osservò la cravatta. Era a quadrettini rossi bordati di nero: fissandoli davano l'impressione di muoversi su binari paralleli, con sensi di marcia invertiti. Il nodo affondava fino al secondo bottone della camicia: ne fuoriuscivano sottilissimi e bianchi zampilli di peli.
"Sì certo, è la prossima stazione" rispose l'uomo con un boato. Fosco approvò con una smorfia, tanto per far capire alla ragazza che anche lui avrebbe saputo risponderle. Lei sussurrò un grazie, che cadde nella stretta intercapedine tra Fosco e il signore, e sembrò poi che con rapidi movimenti degli occhi ne seguisse i rimbalzi casuali, fino ai propri stivali lucidi indossati sopra i jeans.
Più il treno rallentava la sua corsa, più velocemente lo spazio tra le porte si affollava di gente. Fosco pensava alle parole con cui avrebbe spiegato alla ragazza, dopo averla aiutata a portare giù la valigia, come la rotellina si poteva facilmente riparare. Al centro del vestibolo, osservava una mano impugnare con forza l'asta metallica infilzata tra soffitto e pavimento, quasi la volesse sradicare e lanciare come un giavellotto lungo il corridoio. Un'altra mano faceva penzolare un vecchio libro. La scritta sulla costola iniziava con Fe e terminava con ata: il resto dei piccoli caratteri dorati, leggermente in rilievo, era coperto da due dita grassocce. Dietro di lui le porte si aprirono.
"Signorina, permette che l'aiuti?" domandò una voce di baritono. Fosco si girò e vide la valigia diventare leggerissima tra le mani del signore incravattato. La ragazza soffiò un grazie più mirato, che raggiunse il profilo dell'uomo. Mentre i passeggeri gli sfilavano intorno, Fosco indugiava sul predellino. Osservava il signore che tentava di mettere a posto la rotellina: sulla banchina, a due passi dal treno, se ne stava rannicchiato, come imploso su se stesso nell'abito scuro che strusciava il pavimento, nascondendogli le scarpe. Anche la testa ripiegata nel petto era invisibile: Fosco vedeva solo le spalle accartocciate e una mano, che spiccava in alto per reggere la valigia. Ogni tanto una folata faceva spuntare la cravatta rossa, che, come la lingua di uno strano essere deforme, lo sbeffeggiava sventolandosi. La ragazza, leggermente curva sull'uomo, raccontava l'incidente che aveva causato quel piccolo danno. Parlava con una mano davanti alla bocca, che ogni tanto scopriva per raccogliere i capelli dietro l'orecchio. Erano capelli lunghi e lisci, e a ogni breve risata le loro punte, come mille dita impazienti, tamburellavano sulla mano dell'uomo. Di colpo lui smise di armeggiare sulla rotellina, fece apparire da sopra una spalla la testa e la volse a guardare Fosco, aggrottando le sopracciglia. Fosco emise uno sbuffo di sorpresa e si allontanò velocemente, sentendo come uno schiaffo simultaneo su entrambe le guance.

17 commenti:

Veronica Caciagli ha detto...

Deadline?

filsero ha detto...

Ancora non so... un giorno dirò: "oh ragazzi moderatevi con i commenti, vi prego! Fissiamo un giorno, tra due settimane stop al televoto ok?".

musmé ha detto...

dove sn i commenti???
nn posso assentarmi qualche giorno che trovo una morìa di publoghiani .. peggio dello stagno di santa giusta!!

filsero ha detto...

O Musmé! dai il buon esempio, concorri! :-)

musmé ha detto...

SERVE UN Pò DI TEMPO..
è MIA INTENZIONE CONCORRERE..
SONO MOLTO CONCORRENTE IO :-)

marcy ha detto...

Fil...mica tutti siamo scrittori fantasiosi eh...almeno per quanto mi riguarda ci vorrà minimo un mese..
facciamo un patto: io ti scrivo la fine della storia, tu mi scrivi la tesi. OK?

filsero ha detto...

Beh dipende come la vuoi continuare, la storia...il bando dice che basta un commento con un riassuntino. Più o meno ti servirebbero 10 minuti o poco più... certo se vuoi scrivere la parte del racconto che manca, allora tempo ce ne vuole. Dipende quanto sei disposta a impegnarti per due birre! :-)

Anonimo ha detto...

Mentre si allontanava sempre più rapidamente pensava che prima o poi doveva succedere. Sul bavero della giacca dell’uomo incravattato Fosco aveva visto scintillare una delle “sue” spille. Quello sguardo accigliato in un baleno gli aveva fatto capire tutto. Capì che la ragazza doveva avergli raccontato di come quella rotellina si era rotta nella ressa di calci e spintoni che si era venuta a creare in biglietteria prima della partenza, e di come per fortuna era comunque riuscita a trascorrere il tempo della fila chiacchierando un pò svogliatamente con un giovane ragazzo. Purtroppo per Fosco a quel punto anche l’uomo incravattato capì qualcosa. Capì che quello stesso giovane ragazzo, che lui aveva visto al bar della stazione, non poteva essere sordomuto come era scritto invece nel bigliettino posato accanto alla spilla che adesso portava sul bavero. Corri Fosco….corri!

filsero ha detto...

Un caloroso benvenuto al primo partecipante al Premio Publog! L'intrepido firuz vi sfida con una fantastica continuazione, colorita da un imprevedibile flashback! Si dice che questo finale sia stato creato a quattro mani, due delle quali presto saranno impreziosite da un anello portafortuna. Se così stanno le cose, nel caso sia firuz il vincitore, credo avrà la compiacenza di non tracannarsi il premio tutto da solo ma di condividerlo con la sua collaboratrice, sorsata dopo sorsata finché ciucca non li separi.

Anonimo ha detto...

Voto FIRUZ! Sperando di alimentare la sua fiamma di creatività. Continua così, sei er meglio...

Anonimo ha detto...

Io voto per l'anonimo!!!

Un racconto breve ma intenso, ricco di particolari, mai ripetitivo... facciamo tutti come lui!

Ao'!

Je famo er culo... :)))

AnonimoH

filsero ha detto...

Caro misteriosissimo e imperscrutabile Anonimo, non posso che condividere con te l'entusiasmo per la cazzutissima continuazione con la quale Firuz ha partecipato al Premio Publog! Purtroppo il tuo voto vale quanto la richiesta di un avvocato a Guantanamo... il mitico bando lo dice con lo stesso pudore di Tinto Brass nel suggerire le pose alle sue verginali attrici:
"Ah: non crediate di farmela facendo votare partigiani morti nel '45, supereroi, venusiani di Star Trek, ecc. : casserò impietosamente tutti i voti sospetti (ih ih)."
ih ih :-)

Anonimo ha detto...

Il mio voto non è sospetto, pretendo che vengano ricontate le schede...
A.

filsero ha detto...

FIRENZE - L'Anonimo insiste sui brogli. "Noi abbiamo il convincimento che abbiamo vinto noi (intende i fan di Firuz n.d.r.): quindi bisogna ricontare tutte le schede, perché non si può in una democrazia stabilire che un voto è nullo solo perché chi vota è Anonimo di nome e di fatto", ha detto lasciando Palazzo Invisibile.

"Ad Anonimo che continua ad insinuare dubbi sulla regolarità del Premio Publog - ha replicato l'amMINISTRatOre della Giustizia Publoghiana - mi permetto di ricordare che negli Stati Uniti il suo amico Bush ha vinto per appena trecento voti tutt'altro che anonimi e nessuno, a distanza di tempo, ha più fatto riferimento al codice fiscale richiesto prima di entrare nelle urne della Florida".

Anonimo ha detto...

Fosco arriva trafelato fino al McDonald, compra un Mc Menu Super Royal Deluxe, un triplo cheeseburger e un Big Japanese Bomb in promozione. Mentre esce dal Mc non sa se togliersi subito il pensiero oppure se dare almeno un piccolo morso al Big Japanese Bomb. Decide di non lasciarsi tentare da inutili ingordigie. Trova l'uomo e la ragazza fuori della stazione, in attesa di un taxi. Fosco assale l'uomo alle spalle e gli blocca la testa con una formidabile mossa di Krabi Krabong thailandese facendo uso di un solo braccio. La ragazza scappa impaurita, raggiunge la strada strillando e chiedendo aiuto, ma ecco che le squilla il telefonino:
Show me show me the way Oh Oh Show me show me the way Eh Oh Alelai alelai alelai alelai bum bum. Pronto mamma? Puoi richiamare più tar...
Un autobus panoramico a due piani che in quel momento sopraggiungeva interrompe di colpo la chiamata, piuttosto urtato. Un migliaio di giapponesi scende dal bus per immortalarla, senza far caso al gioco di parole. Nel frattempo Fosco è riuscito a far ingurgitare all'uomo il triplo cheeseburger, il Big Japanese Bomb e l'intero Mc Menu Super Royal Deluxe, con l'esclusione delle patatine che l'uomo, a costo di morire soffocato nella formidabile stretta Krabi Krabong, si rifiuta di ingerire. Fosco allora decide di infilargliele a una a una su per il naso, soffiandoci per favorire l'inserimento. Finite le patatine, Fosco si ritiene soddisfatto e va in cerca della ragazza. La trova sia sulla ruota anteriore che sull'albero di trasmissione dell'autobus e ne rimane deluso.
A prima vista mi era sembrata più carina, pensa.
Affranto, ritorna dall'uomo e lo trova che sporge denuncia per l'aggressione appena subita, ma gli agenti della polizia ferroviaria non sembrano prenderlo sul serio, probabilmente a causa delle patatine che spuntano dalle sue narici.
Manca il ketchup, fa notare un agente. Subito viene messo a verbale.
Fosco preso dalla curiosità apre la valigia della ragazza. Ne esce fuori un uomo non più alto di trenta centimetri, con le fattezze di Winston Churchill.
Finalmente mi hai liberato, esclama il piccolo Winston accendendosi un microscopico sigaro. Dov'è quella zoccola pervertita che mi teneva prigioniero? Chiede soffiando qualche molecola di fumo.
E' sparpagliata sotto a quel bus, gli indica Fosco.
Ben le sta, afferma il piccolo Winston. Dài andiamo a tuffarci in una birra, io prendo una piccola.
Perché no? Gli dice Fosco, contento di aver finalmente trovato un amico.

marcy ha detto...

Fosco corre via e entra nel primo barraccio-bettola disponibile.
"Una sambuca!" intimò al barista che lo stava squadrando da capo a piedi: " Tutto a posto signore?" gli chiese gentilmente il barista.
"Sì" fu la gelida risposta di Fosco "ho solo bisogno di una maledetta sambuca" aggiunse garbatamente. Il barista accolse la supplichevole richiesta e pure le successive con molta professionalità e dedizione al suo lavoro. Con altrettanta dedizione accompagnò Fosco alla porta una volta giunta l'ora della chiusura e del meritato riposo.
"E ora che faccio..." pensò molto spaventato, "è tardi, è tutto chiuso e non ho posti in cui rifugiarmi". Decise di fare un giro in centro, magari avrebbe trovato un posto caldo e accogliente. Dopo vicoli, strade e viali si ritrova inaspettatamente a San Lorenzo dove aveva parcheggiato la macchina il suo amico Cisco. Partito per un breve viaggio a Amsterdam, aveva consegnato le chiavi a Fosco. "Ecco perché sono venuto a Firenze" pensò Fosco, "ora sì che ci sono..non riuscivo a capire come mai mi sono ritrovato in questa città con queste chiavi in tasca! La macchina di Cisco!".
Quale posto più accogliente del sedile di una macchina? un letto, ovviamente, ma in quella notte non era possibile averlo. Si accontentò del sedile della macchina. Si addormentò di sasso.
Toc toc....Toc toc...
"E' come se qualcuno bussasse al finestrino"
Toc toc...Toc toc...
Fosco aprì poco poco gli occhi: la ragazza della sera prima, era lei. Ne era sicuro. Era proprio tutta vestita in tiro eh...quella bella giacca celestina e quegli stemmi...fantastica. Ma come avrà fatto a ritrovarmi?
Alzò un po' più lo sguardo e vide una ventina di anziane signore fiorentine che lo guardavano con occhi sbalorditi che si interrogavano su chi avessero davanti.
"Signore, sta bene?" fu il nuovo risveglio.
Di fronte a sé Fosco vedeva una folla di signorotte anziane e una bella vigilessa che da mezz'ora bussava al suo finestrino per svegliarlo. Il venditore di borse doveva allestire il suo banco. Era pregato di spostare la macchina.

Sabato mattina. 8.30. Mercato di San Lorenzo.

Antenor ha detto...

Ma in fondo CHI SE NE FREGA!!!!!!
La vita e' gia' abbastanza complicata di per se, inutile menarla con fantasie campate in aria.
Penso' Fosco con un sussulto di realismo, un realismo un po' falso e solo in parte consolatorio: in fondo era solo deluso del suo goffo approccio, facilmente dimenticato dalla ragazza, come facimente si dimentica una bella vetrina in una passeggiata per la citta'. Meglio uscire subito dalla stazione. Un occhiata all'orologio appeso alla parete che solo 5 ore prima segnava le 6 del mattino quando era partito per Roma. "Spero di arrivare in tempo al negozio" si chiese ma si trattava solo di correre non badando alla miriade di turisti che di questo periodo affollavano le strade.
La cosa che piu' gli aveva pesato di questa consegna era la levataccia che aveva dovuto fare, alle 5 del mattino, per prendere il primo treno per Roma con l'ordine di tornare il prima possibile a Firenze, dopo essere passato a ritirare un minuscolo pacco in un magazzino anonimo del centro della capitale. Un pacco che poi lo aveva incuriosito fin dal principio: nessuno aveva accennato al contenuto, doveva essere a Firenze entro le 12:30. Era leggero ma gli era stata raccomandata la massima attenzione per la sua estrema delicatezza. Era da solo un mese che lavorava per il corriere ma questa segretezza gli sembrava inconsueta, sospettava qualcosa, un'idea piu' chiara se la sarebbe fatta al momento della consegna: in caso di destinatari scrupolosi questi avrebbero verificato l'integrita del contenuto e lui poteva darci un'occhiata, ma anche in caso di accettazione poco attenta poteva comprendere di cosa si trattava dando uno sguardo al tipo di negozio. Non l'aveva sentito prima: Balducci, via Cavour 17.
"Saro' passato in via Cavour migliaia di volte ma io Balducci non lo mai visto. E si che oramai cambiano negozi in 3 giorni, ma ci sono passato appena l'altro ieri." Intanto affrettava il passo per poter raggiungere entro le 12.30 il recapito. Problemi di traffico nel centro di Firenze ormai non c'erano da tempo, e per lui questo era sicuramente un vantaggio anche se molti non avevano ancora digerito la storia dello "Sfruttamento Intensivo dell'Industria Turistica", SIIT, propinato dalla nuova giunta comunale. Oramai nessuno abitava piu' nel centro, quelle in giro erano solo delle comparse ben organizzate che si limitavano a recitare il loro ruolo indirizzando il flusso di turisti nelle zone delle promozioni del giorno: Santa Croce il giorno delle pelli, il duomo per l'artigianato fiorentino (made in china) e quant'altro gli esperti di marketing potevano escogitare. Gli addetti ai lavori, quindi non turisti, per evitare di essere "importunati" dai sedicenti attori da allora hanno l'obbligo di girare con dei minuscoli trasmettitori per segnalare la loro diversita' dalla mandria di turisti. Quindi idraulici, elettricisti, corrieri e tutti gli operai dell'industria "turistica fiorentina" utilizzano tutti questo tipo di segnalazione per girare indistrurbati per le vie del centro.
Spesso a Fosco era capitato di osservare l'avvicinarsi di uno di questi teatranti ad un "operatore" il cui aspetto poteva indurre a scambiarlo per un turista. Dapprima l'atteggiamento dell'attore era gioviale, sorridente e allegro da "typical italian" poi, al giungere in prossimitá del falso turista, la segnalazione del trasmettitore causava un repentino se non fulmineo cambiamento di atteggiamento: l'attore cambiava espressione smettendo si sorridere, schivava come un ostacolo il falso turista non concedentoli neanche un saluto. Una scena degna di un episodio di schizofrenia.
Via Cavour era ormai vicina, piano cominciavano a scorrere i numeri dispari sul lato della via: 3,5,7...17. Arrivato a destinazione finamente. Di fronte a lui una splendida vetrina, rifinita ai bordi con la stessa cura con sui sono scolpite le colonne delle porte del duomo. All'interno di queste colonne nessuna merce esposta, nessun gioiello nessun abito costoso, niente che valesse la sontuosa cornice, solo un vetro a specchio che rifletteva deformadola leggermente la persona che in quel momento si trovava di fronte. Il numero era gusto e il nome sull'insegna riportava "Balducci" non c'era possibilitá di errore. Fosco spinse la porta ed entró nel negozio.
Dentro uno sfavillare di luci riflesse da mille specchi alle pareti quasi lo accecarono. All'interno alcune graziose commesse vestite in modo elegante ma nessun cliente, ai lati delle teche di vetro contenevano piccoli gioielli, cornici, preziose penne: ma non sembravano oggetti in vendita, davano l'impressione di essere solo esposti come in una preziosa mostra d'arte.
Poco importava a Fosco delle ultime trovate del marketing fiorentino lui doveva solo consegnare il suo pacco.Si avvicinó ad una delle commesse che gli stavano di fronte.
"Dovrei consegnare questo pacco" disse aprendo la borsa e mostrandolo; lei, con un fare glaciale senza rivolgergli la parola gli fece cenno di seguirla, di li a pochi passi, di fronte ad una teca vuota chiese: "Lo apra, per favore, e ne posi il contenuto sulla teca, la prego" .
Non che la cosa gli competesse, il cliente deve aprire i suoi pacchi e verificarne il contenuto, gli era stato detto fin dal primo giorno. Ma il luogo, il fare della commessa, forse la sua stessa voce lo indussero a non replicare e ad aprire il pacco. Sfilo dapprima lo spago intorno e aprí da un alto la carta. Al suo interno una scatola di cartone, la sfiló dalla carta senza che fosse necessario strapparla. La scatola era una custodia composta da due parti una esterna e una sfilabile da un lato, che forniva un supporto al contenuto. Prese il lato sfilabile della scatola e lo tiró. Al suo interno una cornice per fotografia argentata. Prese la cornice poggiando a terra la custodia di cartone. Professionamente cominciò a verificare sui vari lati la presenza di danni. Accertata che fu l'integrita si rivolse alla ragazza chiedendo conferma dell'accettazione. Lei , senza gurdare con la minima attenzione la cornice gli sorrise amabilmente dicendo "Tutto bene.". Fosco si avvicinó alla teca e posó la cornice. Bellissima, ornata ai bordi con delle preziose serigrafie, al suo interno un'immagine che dai colori sembrava non abbinarsi con la preziositá delle rifiniture: delle linee orizzontali, e una persona sullo sfondo. Si avvicinó per curiositá all'immagine: era il binario della stazione di Firenze che dieci minuti prima aveva lasciato solo che ora era deserto, una sola persona sullo sfondo: la ragazza lasciata prima in compagnia del vecchio. Ora era sola in piedi sul binario, non sorrideva, guardava fissa di fronte a se come rivolgendo all'autore della foto una implorante richiesta d'aiuto. Corri Fosco corri.