Tutto è successo un bel po’ di tempo fa, forse il 1980 o il 1981, Mauro faceva la quarta elementare in un istituto privato gestito da suore. Oltre alle elementari c’erano anche l’asilo, un liceo classico, uno linguistico e addirittura un collegio, ovviamente solo femminile. Mauro vedeva quindi intorno a sé marmocchi piagnucolanti, ma anche ragazzi “grandi”. In realtà lui aveva occhi solo per Valentina, la bella mora ricciolina nel banco davanti al suo. Le giornate con le suore erano ben scandita dagli eventi: lezione, ricreazione con brick latte-cacao e un pezzetto di schiacciata all’olio, lezione, refettorio con preghiera collettiva prepranzo, un quart’ora d’aria e infine doposcuola pomeridiano per quelli che non potevano andare a casa prima, e Mauro era uno di quelli. Ovviamente poi le “sorelle” erano ben attente a ridurre al minimo i contatti tra i maschietti e le femminucce, chissà poi perché. Tutto sommato non si stava poi così male, c’erano le altalene, un campo con due porte e un immenso giardino per giocare a guardia e ladri. Cominciò ad accorgersi di Valentina l’anno prima, ed è allora che aveva deciso che gli piaceva. Era primavera inoltrata, e si sa, anche se piccoli, gli ormoni in questo periodo dell’anno cominciano ad essere insofferenti. Mauro era determinato a dare un segnale alla sua amata compagna di classe, un gesto che le facesse pensare “Che coraggio, che uomo, che forza, lo voglio!!!” . C’era bisogno di un’azione clamorosa, un gesto che sfidasse e infrangesse le regole delle suore, un’azione poi da ricordare con una targa commemorativa, c’era bisogno di un bacio! Sì Mauro aveva deciso, voleva dare un bacio a Valentina. Ma come fare?
Valentina era facile da tener sott’occhio, il problema erano le suore! C’erano suore dappertutto. Mauro cominciò a pianificare, iniziò a memorizzare gli spostamenti delle donne in nero nelle varie ore della giornata, come se dovesse rapinare un ufficio postale. Scoprì che c’era un allentamento della sorveglianza durante il quarto d’ora d’aria dopo pranzo, probabilmente le “sorelle” si riunivano per una pennica collettiva. Cominciò a fare le prove, non avendo orologio si basava sui rintocchi del campanile che scandivano i quarto d’ora. Era ormai pronto ed arrivò il giorno che lui aveva prescelto, il giorno in cui Valentina si sarebbe resa conto di che grandezza era fatta l’uomo che sedeva dietro di lei, il giorno in cui l’esercito delle suore sarebbe stato sconfitto. Quel giorno Mauro non giocò a pallone dopo pranzo, se ne stette a guardare le figurine insieme a Pierluigi, un biondino di terza che aveva dieci figurine di Maradona e che per cederne una in cambio voleva la squadra della Juve al competo più lo scudetto dell’Inter. Un coglione al quale avrebbe volentieri tirato un manrovescio. Ma rimandò, quel giorno doveva essere concentrato, tutto era calcolato nei minimi particolari, e qualsiasi distrazione avrebbe compromesso “il piano”. Valentina era facile da tener sott’occhio, il problema erano le suore! La programmazione della giornata da parte delle donne in nero, forse di riflesso regolava anche i nostri ritmi biologici. A Mauro capitava con puntualità di dover andare in bagno dieci minuti prima trillo della campanella, a Valentina invece succedeva cinque minuti dopo l’inizio del quarto d’ora d’aria dopo pranzo. Questa informazione Mauro l’aveva ottenuta nei giorni di studio e appostamento. E puntualmente accadde anche quel giorno. Piantò in asso quel cretino delle figurine, e senza farsi troppo notare la seguì. Fece una strada diversa, scese le scale del refettorio, passò davanti alla portineria, corse lungo il corridoio delle aule, non c’era nessuno, si considerò un mito e pensò alla maestria con la quale aveva previsto tutto, svoltò nel corridoi dei laboratori, mancava poco ai bagni, correva, aveva il cuore a mille, ancora poco e Valentina sarebbe stata sua, un’ultima rampetta di scale ed eccola! Di spalle, con quei riccioli che molleggiavano come stelle filanti ad ogni suo passo, con quel suo grembiule azzurro perfettamente modellato al suo corpo, e poi il colletto. Ah come le stava quel colletto bianco! Sembrava una collana di perle caraibiche, che donna! Si fermò, aspettò che gli passasse il fiatone e si appropinquò ai bagni delle ragazze. Era al confine della zona proibita. L’esercito delle donne in nero mai avrebbe tollerato l’entrata di un ragazzo nel bagno delle ragazze. Non essendoci mai andato Mauro arrivò persino ad immaginare che dietro la porta ci fosse una suora sentinella pronta ad arrestarlo, ma non importava ormai era in ballo, ne andava del suo onore. Valentina varcò la porta e Mauro con lei. “Valentina aspetta, devo darti una cosa”. Già pregustava la scena: lei gli si sarebbe avvicinata curiosa, lui le avrebbe accarezzato quei riccioli sinora toccati solo con gli occhi, le avrebbe passato il dorso della mano sulle guance e infine l’avrebbe cinta con delicatezza, lei ubriacata da tanta grazia si sarebbe lasciata andare e sarebbe diventata la sua donna. “Mauro, che vuoi? devo fare la pipì”, disse lei. “Fai fai ti aspetto qui”, rispose lui . Cazzo, non era previsto, non era quello che si era immaginato. I minuti erano interminabili, tutto si stava vanificando, l’impresa era a metà, il territorio nemico era invaso mancava però ancora la conquista. Alla faccia dei ritmi biologici preimpostati, come per simbiosi cominciò a scappargli la pipì anche a lui. Ma non poteva allontanarsi proprio adesso. E se lei fosse uscita proprio quando lui era al bagno? Meglio piuttosto pisciarsi addosso. Minuti interminabili, poi finalmente eccola, leggiadra con la sua vescica adesso vuota. “Cosa volevi Mauro?” Attimi lunghissimi, tutto quello a cui aveva pensato durante il quadrimestre al posto di matematica e geografia, era lì davanti a lui. Era bella, le donava pure la piccola ferita causata da quel pachiderma di Ignazio che le aveva scaraventato in faccia un modellino di macchinina da corsa solo perché lei gli aveva distrutto la pista. L’ansia da prestazione cominciò ad assediarlo, l’adrenalina da trasgressione correva veloce.”Beh?” disse lei. Dal fondo del corridoio cominciarono a sentirsi i passi delle sentinelle nere, il quarto d’ora d’aria era finito, iniziava il doposcuola. Doveva concludere. Le si avvicinò e la bacio sulle labbra. Un microcontatto velocissimo che lei, fosse stata bendata, avrebbe pensato essere una mosca che le si era posata sulla bocca. Per Mauro fu incredibile, era il primo bacio, aveva conquistato il territorio, il suo piano di battaglia era riuscito, che guerriero!.”Mmmh….comunque sono più bravi gli Spandau Ballet” disse lei. Mauro teneva per i Duran Duran.
domenica, giugno 18, 2006
Il primo bacio
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3 commenti:
E vai! firuz finalmente ci ha offerto una bevuta!
Il publog ne stava soffrendo, aveva la gola asciutta, come direbbe il mio amico Lupo.
E ha avuto l'ardire di usare la terza persona e, per giunta, il passato remoto! Insomma,
è stato più coraggioso di quel Mauro.
A proposito: appena lo vedi, digli da parte mia che tutti sapevano quella Valentina era
una gran maiala, che nel cesso lei non pisciava affatto ma faceva le porcherie sadomaso con quell'Ignazio,
che notoriamente le pivelline se le portava in bagno e usava lo spazzolone come strumento.
Si diceva che a volte fosse un po' violento, e ciò spiega la ferita sul bel visino di lei (altro che modellino di macchinina!)
Complimenti firuz, molto carino e a parer mio, parere non da esperto come il nostro Prostatiano filsero, scritto molto bene. Non c'è niente da dire sei un GLANDE
Eh sì, un grande esperto... putroppo ebbi qualcosa che mi accomunò ad altri grandi letterati e scrittori: fama e fortuna esclusivamente postume.
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