Se ne stava seduta sul divano, impegnata nel suo solito passatempo: mangiarsi le pellicine delle unghie fino a far sanguinare le dita. L’hobby più costruttivo che praticava nella sua giovane vita. Costruttivo perché poteva ottenere un buon risultato: alzarsi da quella comoda posizione per andare fino all’armadietto dei medicinali e finire di addobbare le dita con quegli orrendi cerotti colorati. Aveva un colore per ogni momento della giornata: blu al mattino, verde per la pausa pranzo, arancione per il pomeriggio e un bel rosso per la sera. Era il momento dell’arancione. Adorava quel colore perché significava che era già a buon punto della giornata e che mancava poco per la solita visita quotidiana della sua migliore amica. Stava seduta sul divano a rimuginare su quel bastardo di Flavio che puntualmente la faceva incazzare ogni giorno all'ora del cerotto rosso.
"Possibile che sia così ottuso da non accorgersi che ho bisogno di lui? Ho bisogno che mi faccia uscire, che mi faccia divertire! Non solo di rimanere tuto il tempo chiusi in casa o in macchina a scopare! Esiste anche altro nella vita! E poi si lamenta che quando esco con lui non mi vesto in tiro! E per forza! Che cavolo mi vesto a fare tutta carina, se poi neanche mi fa uscire dalla macchina!". Questi erano i pensieri che assillavano Linda nel momento in cui la sua amica stava per arrivare. Annalisa piombò a casa sua con tutta la sua allegria e la fece alzare di nuovo dal divano per farsi preparare il tè all’inglese.
“ Novità per stasera?” domandò la padrona di casa, senza nemmeno sforzarsi di simulare un reale interesse.
“No, nessuna…gli altri non hanno voglia di uscire, come al solito. Lo sai come sono fatti.”
“Sì lo so.. sono dei morti viventi. Ultimamente sono quasi peggio di me! Quindi tu che fai stasera?” interrogò Linda.
"Che faccio? Cosa facciamo vuoi dire…mica mi vorrai mollare da sola!?"
"No guarda...non è serata..non ho voglia di uscire…" rispose sconsolata Linda
"Non rompere…dai…andiamo dove vuoi tu!"
"No davvero…non ho voglia di uscire...te l'ho già detto non è serata."
"Neanche se andiamo da Musso&Frank?" domandò con il suo solito sorriso dolce e sicuro.
“Mi sono già rovinata le unghie di una mano. Vorrei serbare l’altra per domani. Oggi ho già fatto abbastanza…quindi vada per Musso&Frank”. Linda ricambiò il sorriso all'amica.
“Non avevo dubbi…è l'unico modo per farti uscire! È infallibile! Piuttosto: ma non ti vergogni a uscire tutta incerottata in questa maniera? E poi ti lamenti che la gente ti guarda male!” la rimproverò Annalisa.
“ Non iniziare con la solita predica, Anne”
Fissarono per la sera, si sarebbero ritrovate direttamente “Da Musso & Frank”. Arrivò prima Linda, si sedette al loro solito tavolo, vicino al muro con il tabernacolo, che prima del furto accoglieva la statuetta dell’amatissimo santo del paese.
Il pio gestore del locale ce l'aveva a morte con chi aveva potuto rubare la statuetta di un santo. A chiunque potesse indicargli il responsabile, prometteva una generosa taglia composta da un numero imprecisato di birre al doppio malto. Il ladro non venne mai individuato, ma il tabernacolo trovò presto un nuovo inquilino, altrettanto santo ma con molti più devoti: San Tennent's Super.
Annalisa arrivò poco dopo con l'allegria e la vivacità che riempivano non solo la sua vita ma anche quella dell’amica. Si sedette al tavolo con Linda e iniziò un logorroico racconto sulla sua cena. Linda ascoltò l’amica riflettendo su quanto erano diverse. Anne trovava eccitante qualsiasi cosa, non aveva bisogno di straordinari eventi per sentirsi viva. Le bastava la quotidianità, era tutto ciò che la rendeva felice. “Io non sono felice, "rifletteva Linda," non trovo niente da raccontare di una cena in casa con mamma, papà, zia e zio; non vedo niente di eccitante in nessun accadimento della mia vita...si...beh...a parte qualche serata rinchiusa in macchina” concluse con un mezzo sorriso.Mentre finiva il suo entusiasmante racconto, Annalisa notò qualcosa appiccicato proprio sotto il tabernacolo, un piccolo foglio scritto fitto fitto. Lo fece notare all'amica e ne commentò il contenuto :
“Ecco qualcosa di veramente eccitante! Un bel 54enne in crisi di mezza età che cerca una giovincella per avere segreti piccanti incontri con un uomo esperto!"
"Sì certo…magari pure pervertito!" ribattè prontamente Linda.
"Ascolta a me", continuò Linda, " il problema di quell’annuncio sta in 3 parole. Discreto: se lui si considera solo discreto significa che è un cesso; esperto: se un uomo si definisce esperto vuol dire che non ha la minima idea di cosa sia una donna, e comunque in certi argomenti, e questo è uno di quelli, l’autocertificazione non vale. Ma la peggiore di tutte è quel solo conoscerci: solo conoscerci? Ma come, prima parli di pensieri intriganti, segreti piccanti incontri e poi mi dici che mi vuoi solo conoscere per non spaventarmi? Credi che con quell’annuncio che hai scritto, se qualcuna ti chiama, è solo per conoscerti? E chi cazzo se ne frega di conoscerti!” sbottò Linda. “Ehi…Anne…mica starai pensando di chiamare! Non scherzare! Ci potrebbe essere chiunque dietro quel foglio!” sussurrò Linda preoccupata.
“No, ma che dici, mica sono pazza! Questo è un invasato!” rispose l’amica tranquillizzandola, ma un po' distrattamente. Continuava a guardare fisso quel maledetto foglio!
Quandò finalmente Anne se ne staccò, proseguirono nelle loro chiacchiere fino a tarda sera. Ma le due amiche parevano scostanti, ognuna per un proprio motivo.
Annalisa tornò a casa e si precipitò al telefono:
"Pronto?...parlo con Sergio?…ho letto il tuo invito…sì..sì…beh..ho chiamato solo per vedere se veramente vorresti solo conoscermi…beh...sai...io avrei altre intenzioni…ok...va bene…a tra un'ora allora."
In quei pochi passi che separano il portone di casa sua dal telefono, Linda trovò il tempo di addentare almeno un paio di volte tutte le dita della mano, prima di sollevare la cornetta: "Flavio!! Bastardo che non sei altro!..che succede? Figlio di una grandissima puttana! Mi avevi detto che non l'avresti più fatto! Come che cosa! Ho visto il tuo nuovo annuncio, stavolta sei Sergio dai segreti piccanti! Ho bisogno di vederti! Come non puoi…cosa devi fare? Va bene…allora dopo…ok…ti lascio la chiave al solito posto."
Riagganciò la cornetta macchiata di sangue e andò a incerottarsi, indecisa sul colore adatto a quell'ora del mattino.
sabato, febbraio 24, 2007
Un brutto vizio [Ballottaggio Premio Publog]
Pubblicato da
marcy
alle
6:57 PM
Etichette: finali Premio Publog, premi e concorsi, racconti
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