Questa è la storia di Federico, detto Icco il Lungo. Non chiedetemi perché ve la racconto, non lo so nemmeno io, anzi non me ne frega proprio niente di saperlo, ve la sbobino tutta e basta. Chi non la vuole sentire accenda pure la TV. Io è una vita vera che vi voglio raccontare, la vita di Icco il Lungo.
A questo punto voi vi chiederete perché questo tizio era detto il Lungo. Eh, sta tutto qui il sale. Per prima cosa chiariamo subito che Icco non è morto, come qualcuno ha dichiarato, da gran imbecille, sui giornali; è vivo, ve lo posso assicurare. Poi vi devo avvertire di non farmi più di queste domande degne di un bradipo lobotomizzato, perché se Icco è detto il Lungo, è chiaro che è perché ce l'ha lungo. Sì sì ridete, ma se l'aveste visto anche voi spuntare tra le sue gambe, quella specie di fune da traino per autotreni, di pompa antincendio per grattacieli, non ridereste più, perché al solo pensiero che sarebbe potuta capitare anche a voi una simile sfiga, tremereste come le chiappe di Maurizio Costanzo dopo una colossale scorreggia, cari i miei minchioncelli.
Sì, sai quante ne scardinerei di gnocche, direte voi. Eh, un cazzo, cocchi di mamma, voi non avete capito proprio un cazzo. State a sentire e smettetela di sghignazzare, questa è una storia tragica, una disgrazia, mica da ridere.
Icco non è stato sempre in queste condizioni. Quando era un moccioso coi calzoncini corti e andava a tirare calci a un pallone di gomma, nella piazzetta vicino a casa del suo amico Gnuzio, Icco rientrava tra le rassicuranti transenne di quella che viene detta normalità. Icco, che a quel tempo felice non era detto ancora il Lungo, ma nemmeno il Corto, aveva 13 o 14 anni quando scoprì che, da quel moncherino sputapiscio puzzolente, poteva ricavarne qualcosa di più piacevole e divertente che una bevanda da offrire a Stirko, il suo Setter tre volte bastardo. Quando il piccolo Icco rientrava a casa, dopo la scuola e dopo aver di malavoglia trangugiato la sbobba che la mamma gli rifilava ogni giorno, correva in bagno con la settimana enigmistica chiusa fra le dita, fingendo di prepararsi per una lunga cagata pomeridiana. Così, dopo essersi chiuso a chiave e aver messo un calzino a otturarne il buco (non si sa mai chi cacchio potrebbe spiarti al cesso), si abbassava le brache con una certa furia, nella vasca da bagno lanciava le mutandine, un po' giallastre al centro, e quindi, con una bella sensazione di libertà, apriva la settimana enigmistica fra le cui pagine saltava fuori un altro giornalino, ben più interessante, patinato e colorato. Mentre le parole crociate seguivano al volo le mutandine nella vasca, lcco aveva già preso in pugno il suo cicchettino e lo torturava, mentre con l'altra mano sfogliava avidamente quelle piccole finestre che davano su tette enormi come cupole e su panorami di culi paradisiaci, che ti mettevano voglia di sdraiarti fra le loro chiappe dorate, come fra le dune di Torre dei Corsari, e sistemartici per sempre. E dagli e ridagli con lo stantuffare, che alla fine il moncherino si ringalluzziva un pochetto, tirava su la testa tutto arzillo che sembrava un salsicciotto e non passava molto che vomitasse con un getto quella maionese biancastra e vischiosa, e che alla testa di Icco salisse, come il vapore di un bagno caldo, un certo piacere intenso ormai irrinunciabile.
Così passavano i giorni del nostro ormai adolescente Icco, tra alzarsi la mattina, colazione, sega mattutina, scuola, sega nei cessi della scuola, pranzo, sega pomeridiana, compiti per casa, sega pre-partita di calcetto, partita di calcetto, sega serale, cena, sega notturna.
Quel che turbava il ragazzo non era tanto l'estensione dei calli alle mani, con i quali avrebbe potuto foderare anche il libro di matematica se li avesse staccati, ma che, sega dopo sega, il suo piccolo salsicciotto sembrava aumentare le dimensioni. Mi sembra di sentirvi voi maschietti, mentre ridacchiate e dite che è normale che il pene si ingrossi rapidamente a quell'età. Certo, questo è sicuramente vero, e lo sarà stato anche per voi immagino, ma immagino anche che il vostro cervello di rospo non abbia subito la stessa evoluzione, con gli anni. Perciò evitate di interrompermi con simili osservazioni idiote, d'ora in avanti. Grazie, ora proseguo.
Il pene di Icco, dopo solo un mese dalla prima masturbata, era già grosso come una bella pera della Val di Non, e quando indossava i calzoncini si notava uno strano rigonfiamento che accendeva le curiosità dei pischelli amici suoi, ma soprattutto delle ragazzine del suo quartiere. "Me lo fai toccare Icco, solo un po' ?" si sentiva spesso domandare da quest'ultime. Icco rifiutava sempre, per pudore. Poi correva a casa con una scusa qualsiasi e si sparava una frenetica sega.
Passò un altro mese e la pera era già diventata una banana degna di quelle importate dalla Costa d'Avorio. Icco aveva capito che più continuava a masturbarsi, più il suo cazzo cresceva, ma non riusciva a trattenersi, che mica quando uno ad esempio ha il vizio di fumare riesce a smettere così, come niente.
Quando, dopo circa un anno, il bananone raggiunse le dimensioni di un bastone da passeggio, nascondere quella creatura penzolante divenne un problema. Icco adottava allora lo stratagemma di annodarselo a una coscia, per evitare che scivolasse fuori dai pantaloni da sotto la caviglia, ma, a volte, il nodo si scioglieva e la bestia sgusciava fuori creandogli grande imbarazzo e sguardi stupiti di chi gli stava vicino.
Raggiunti i 18 anni, e il numero record di 22 masturbazioni giornaliere, Icco era un ragazzo come tutti gli altri, simpatico e un po' buffone, sebbene ancora insicuro; era come tutti gli altri tranne per il fatto che, attorno alla gamba, aveva annodato a spirale il cazzo più grande che un uomo avesse mai avuto in dono da madre natura giocherellona.
Il Cobra
La prime seria disavventura incrociò l'esistenza di Icco, ora detto a ragione il Lungo, proprio poco dopo aver compiuto la maggiore età, durante la festa patronale della sua cittadina. Passeggiava coi suoi due migliori amici di sempre, Gnuzio e Bercio, e uno stuolo di ragazzine scalmanate che lo seguivano ovunque, in cerca di piaceri stravaganti. Certo lui le ignorava, non voleva, dando in pasto a quelle assatanate il proprio membro, che il suo problema aumentasse ancora di dimensioni. I tre si fermarono in mezzo alla strada, dove un gruppo di gente assisteva all'esibizione di un Mangiafuoco che lanciava fiammate paurose dalla bocca unta, terrorizzando i bambini che si nascondevano dentro i cappotti dei genitori. Icco fantasticava di portarsi in mezzo al cerchio di gente e spingere lontano quel coglione fiammeggiante, tirare fuori il suo cazzo di un metro e mezzo, farlo roteare come un lazzo da cowboy e acchiappare una fra le belle ragazze presenti, guadagnandosi i fragorosi applausi dei presenti. Certo questo fantasticare era un modo per rassicurarsi, ed esprimeva il suo forte desiderio di essere accettato anche con la sua anormalità, che invero Icco aveva cura di tenere nascosta, per non essere deriso e disprezzato da tutti.
Intanto lo spettacolo del Mangiafuoco era terminato, ora un Santone sedeva a terra, con le gambe incrociate nella posizione del loto, un flauto in mano e una cesta davanti, scoperchiata. Mostrando concentrazione assoluta iniziò a suonare lo strumento e tutti si aspettavano da un momento all'altro che apparisse un enorme Cobra danzante. Passarono due, tre minuti ma del serpente nemmeno il sibilo. I ragazzi più impazienti gli gridavano buffone e lo fischiavano, ma lui non si scomponeva e continuava a suonare.
Anche Icco urlava contro quel ciarlatano, e siccome sapeva fischiare bene gli si avvicinò dicendo agli amici che gli avrebbe fischiato dentro a un orecchio finché non gli fosse uscita dal cervello tutta la sua stronzaggine danzante. Icco lo raggiunse con quattro salti, si portò altrettante dita alla bocca e fischiò talmente forte da coprire la voce dell'idiota che faceva il dj ai dischi volanti. Qualcuno applaudì l'uscita un po' cafona di Icco, ma l'effetto più inaspettato che questa produsse fu l'immediata fuoriuscita di un temibile serpente dalla cesta, che si gongolava beato al suono della musica del flauto. Icco si spaventò terribilmente e fece un incauto salto indietro, lanciando un piccolo urlo di terrore: la lunga spirale attorcigliata alla sua gamba si sciolse e il suo cazzo sbucò fuori dai pantaloni roteando nervosamente, il Cobra si pigliò mezzo infarto vedendo quel lunghissimo antagonista dimenarsi e con un balzo si silurò tra la folla in cerca di salvezza. La folla emise all'unisono suoni di stupore e rimase atterrita, il finto Santone continuava imperterrito a suonare e il cazzo di Icco, quasi avesse vita propria e fosse stregato dalla dolce musica del flauto, pian piano si sollevò da terra e ondeggiando sembrava estasiarsi al suono di quella semplice melodia. Qualcuno dirà poi di averlo anche visto moderatamente andare in erezione. Fu quando l'incantatore di serpenti (e ormai anche di cazzi) aprì casualmente gli occhi e, vedendo non il suo Cobra ma un enorme cazzo che danzava, con uno scatto fuggì terrorizzato, fu allora, dicevo, che lo stuolo di ragazzine assatanate si gettò sul povero genitale di Icco, e ci si accanì, succhiandolo e sfregandolo e cavalcandolo, come solo un esercito di scimmie arrapate potrebbe fare. Icco non tentò di reagire, preso ormai dalla morsa invincibile del piacere, e si lasciò andare a 16 orgasmi consecutivi, mentre la folla, schifata e incredula, se ne andò imprecando contro il giovane e sputandogli addosso. Qualcuno chiamò anche la polizia, ma quando la volante arrivò sgommando non trovò altro che un gruppo di ragazzine sfinite, tutte fradice di litri di quel liquido che il maresciallo annotò sul verbale come " strana sostanza gelatinosa, probabilmente ectoplasma ", e concluse che il fatto era semplicemente spiegabile come dovuto ad apparizione extracorporale di spiriti inquieti, evocati tramite seduta medianica tenutasi clandestinamente durante la festa patronale.
domenica, marzo 18, 2007
Icco il Lungo
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1 commenti:
Guarda è una disgrazia terribile, te l'ho dico io che ne so qualcosa! Lo so perché è capitata pure a mio figlio. Si chiama Giovannino, non Icco, però anche lui aveva questo problema e non so se qualcuno lo chiamasse il Lungo, questo non lo so davvero. Dico "aveva" perché ora non lo ha più il problema, da quella volta che stavo preparando le lasagne verdi al forno e Giovannino era in cucina che gironzolava e faceva lo stupidino. Io gli dicevo basta Giovannino, la vuoi finire? Stai buono, su! Ma lui niente, non ne voleva sapere, saltava di qua e di là, mi rovistava tra i cassetti, mi buttava a terra le stoviglie, era come indemoniato. Mi ha fatto esasperare a tal punto che ho sbattuto le lasagne in forno e me ne sono andata via piuttosto alterata. Lo sentivo che piangeva, ben gli sta! pensavo, si sarà pentito del suo comportamento inopportuno. Me ne sono uscita, dovevo portare Gigino a fare il suo solito giro, se non ci penso io a badare al cane, chi ci pensa? Solo che anche Gigino è piuttosto vivace, insomma ve lo dico: mi è scappato! ha visto una femminuccia di Chiwawa e le è corsa dietro per tutto il quartiere. Mezz'ora, prima di ritrovarlo! L'ho trovato che le era già addosso e le ballettava dietro, proprio un bel furbacchione il mio Gigino. Insomma torno su a casa e trovo Giovannino per terra, svenuto. Giovannino, Giovannino che hai! O mio dio che è successo! Grido così come una pazza isterica, poi mi ricordo delle lasagne. O mio dio le lasagne verdi! Si saranno carbonizzate! Mio marito mi ucciderà, penso terrorizzata. Tolgo le lasagne dal forno tutta ansimante e capisco perché Giovannino era a terra mezzo morto. Il suo coso gli era sgusciato fuori (succedeva spesso, proprio come racconti tu a proposito di Icco!) proprio nel momento in cui stavo chiudendo il forno e...zacchete! ci si infila dentro tanto veloce che io nemmeno me ne accorgo!
Giovannino ora sta bene, non vi preoccupate. Un intervento l'ha rimesso a posto, ora è una persona quasi normale (non mi fate entrare, nei dettagli , vi prego! Non sono la tipa, io!)
Ah dimenticavo: le lasagne si erano davvero carbonizzate, però le salsicce non erano per niente male.
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