lunedì, settembre 11, 2006

Fuori tema - Tre

Uno - Due - Tre

Berto fumava una sigaretta davanti all'ingresso, indeciso quanto me sul da farsi. Non avevo alcuna voglia di rivedere i miei compagni. Per chi non voleva trasformarsi in vittima delle loro infantili facezie, la superficialità e il cinismo erano d'obbligo come le maschere durante il carnevale. Non potevo più sopportare d'adeguarmi, dopo un'estate di così profondo sentire.
«Ma allora Fil che facciamo, entriamo o non entriamo? Non stare lì imbambolato come un idiota, che cazzo ci hai in testa?»
«Pensavo che solo con te, Berto, posso sentirmi veramente a mio agio nella parte di me stesso, la parte più dolente, ma più autentica: solo tu sai veramente comprendermi. Sei un vero amico.»
«Ma non mi starai diventando frocio? Che cosa dovrei capire? »
«Dicevo così, in generale. »
«Non ti riferivi mica alla storia con Debora? »
«Ma no figurati. La nostra amicizia è di gran lunga più importante. Se per Tania non ho avuto la minima tentazione di rinfacciarti qualcosa, per Deborah non posso che rivolgerti tutta la mia ammirazione. È una ragazza dalle grandi doti intellettuali, anche se ha un gusto troppo estetizzante, troppo ricercato e distante dal mio.»
«Eh hai ragione, è di gusti proprio difficili, mi fa irritare peggio di un alveare nei coglioni. È una schizzinosa di prima categoria, non c'è verso di farle assaggiare niente che non sia perfettamente pulito e sterilizzato. Ma allora entriamo o no?»


La M. non ci salutò nemmeno, appena entrata disse che aveva pensato di farci riprendere subito il ritmo giusto, assegnandoci un tema da svolgere in classe. Scrisse alla lavagna i tre titoli e uscì dall'aula. Io scelsi:

Poesia ed esperienza di vita sono intimamente intrecciate tra loro, sia nell'atto lirico-creativo, sia nella lettura, in quanto il processo comunicativo, che ha come tramite la poesia stessa, è tanto più efficace quando trova nel vissuto del lettore una corrispondenza diretta di ciò che l'artista vuole esprimere e trasmettere.

Avevo finalmente l'occasione tanto attesa! La mia esperienza di vita e la poesia erano un tutt'uno inestricabile: avrei descritto il loro intimo rapporto semplicemente trascrivendo la mia vita in versi che portavo sempre con me. Una donna colta e raffinata come la M. avrebbe certamente capito e ne sarebbe nata un'amicizia pura e sincera, nonostante la differenza d'età. Avvampando in volto come se mi stessi denudando in mezzo all'aula, presi il foglio dalla tasca. Berto, seduto a fianco a me, notò il mio gesto furtivo.
«Ah ah! ma allora pure tu sei un figlio di puttana che copia! » mi sussurrò, « e come cacchio facevi a sapere che tema ci avrebbe dato? Me lo passi anche a me dopo?»
Con quale sconforto mi resi conto che i jeans erano stati lavati con il foglio dentro: ciò che ne rimaneva era un reticolo di grumi di carta, con aloni di inchiostro qua e là.
«Che schifo di roba ti sei portato? Sembra un piccione sbrindellato da un tir e messo a seccare. Lascia perdere va', mi arrangio da solo.»
Mi sentivo come orfano di me stesso, svanito con le mie parole. Ma lo scoramento mi abbandonò come un perfido miraggio, non appena mi accorsi di ricordare perfettamente la poesia. Nel tema, la introdussi esemplificando in prosa il suo nucleo, la sua essenza, in modo da scongiurare qualsiasi ambiguità. Scrivevo in preda a una segreta esaltazione, a un'estasi dello spirito che senza più timori rivela se stesso.
«Cazzo Fil, la finisci di rovistarti tra le gambe? Vai in bagno se hai voglia di spararti una sega.»
E finalmente scrissi la poesia, trionfante sul bianco verginale della pagina. Un sospiro di soddisfazione si intrufolò tra le labbra e mi sfuggì, ma nessuno fra i miei compagni poteva intuire cosa era successo: un'anima tutta intera si era riversata su quelle colonne, poesia come pioggia da una nuvola troppo gonfia di emozioni.

Seduto con i piedi sulla cattedra, Berto faceva pendolare il crocifisso alle sue spalle e mi fissava con gli occhi colmi di tenera approvazione.
«Sì certo che ti ho capito Fil, tu hai ficcato la tua poesia nel tema per far colpo sulla prof, sperando di potertela inchiavardare. Ma come fa a piacerti quella befana rinsecchita? Rischi di far fare al tuo mattarello la fine del topo! Immagina la sua dentiera che scatta e te lo intrappola. Brrrr.»
«Oggi dovrebbe portare i temi corretti, ho aspettato con grande ansia questo giorno. Vuoi sapere come ho trascorso questa settimana? »
«Eh, come no! »
«Le mattine che son seguite alla consegna ho cercato di leggere sul suo volto un'indicazione, un segno d'intesa solo a me intelligibile che avesse letto la mia poesia, che il contatto delle anime fosse riuscito. Ma ho cercato invano questo segno.»
«Hai provato a guardare sotto la cattedra se casomai anche lei si rovistava tra le gambe pelose, mentre ti interrogava?»
«Ieri non è nemmeno venuta a lezione. Dev'essere rimasta talmente colpita dalla lettura del mio tema, che si è presa tutta la giornata libera per assimilarlo fino in fondo! Che ne pensi?».
«Io non ho capito una mazza di cosa vuoi farle assimilare fino in fondo, certo che sei un cazzo di pervertito a volertela fare con una, che tra poco ce la mandano in pensione a calci nel...» In quel momento entrò la M., con il pacco dei temi sotto al braccio: non mi ero sbagliato nell'immaginare le motivazioni della sua assenza. Berto si scusò per i piedi sulla cattedra e tornammo a posto.
La M. distribuì i compiti, il mio cuore sembrava volesse schizzare via per l'emozione! E quale grande immensa gioia, nel vedere come il mio compito era stato valutato: 10. I miei compagni mi guardavano sbalorditi. Volevano sapere cosa mai avessi scritto per meritare il massimo dei voti, quanto nessuno, in un tema d'italiano, aveva mai preso in questa scuola. Io quasi piangevo dalla contentezza, avrei voluto abbracciare e baciare la professoressa che mi aveva saputo capire e apprezzare così pienamente. Lei mi sorrideva con grande partecipazione. Sentendo i commenti pieni di stupore dei miei compagni, disse: «Filsero, pare che i tuoi compagni non si capacitino del risultato che hai ottenuto. Perché non vieni qui e leggi a tutta la classe ciò che hai scritto?»
Sorridendo e tremando dissi di sì con un cenno del capo. Non mi illudevo che i miei compagni potessero comprendere ciò che stavo per leggere, soltanto in Berto potevo riporre le mie speranze. Ero tremendamente eccitato, non mi imbarazzava più di rivelare a tutti il intimo più segreto, anche a chi non aveva la sensibilità necessaria per capire. L'unica mia preoccupazione, in quel momento, era che mi potesse venir meno la voce. Ma la voce non mi tradì, e lessi tutto d'un fiato:

Gli occhi spauriti
dell'intima coscienza.
Gli stupiti timori
nello sguardo senza
veli, nulla a tergere
il trasudar dell'animo
pregno. Scorgere il mondo
nella furia dell'attimo
eterna, giocondo ade,
oscura landa, dove,
per strade fosche e arcane,
figure umane in nuove
ansie sovrane transitano
(mille voci, mai ferme,
palpitano intorno!)
E infine, nell'inerme
disadorno pensiero,
irrompono violente
ed è un vero soffrire,
continuo, gemente
morire, al cheto viver
quotidiano. Sempre.


Sollevai lo sguardo, impaziente di vedere le espressioni dei miei compagni, che al brusio avevano sostituito un interessato silenzio, a mano a mano che leggevo. Ma quel che vidi, più che un attento uditorio, era un campo di battaglia, dove i morti giacevano alcuni seduti, franati sui banchi o riversi all'indietro, altri a terra, ed erano la maggior parte, in un groviglio di corpi, zaini e quadernoni. E tutti, tutti russavano come bestie. Anche la professoressa dormiva, con la testa poggiata sul crocifisso, il mento molle, le braccia a penzoloni, i piedi sulla cattedra. Io li guardavo allibito. Girai il foglio protocollo e lessi:

Voto: 5/10

Lo svolgimento richiesto era di tipo argomentativo e non narrativo. Tuttavia, il tema viene affrontato in modo originale, dando una visione molto personale di come la poesia esprima l'urgenza di estrinsecare il proprio mondo interiore e, metaforicamente, della difficoltà che essa incontra nel far recepire il proprio messaggio. Il rapporto tra Berto e il protagonista del racconto, i maldestri approcci tra quest'ultimo e i due personaggi femminili sono l'emblema di questa difficoltà – forse impossibilità - di comunicazione. Difficoltà che, nei confronti dell'io narrante, pare esistere non solo per ciò che riguarda la poesia. La chiusa, ottenuta mediante un artificio meta-narrativo (i due punti finali rimandano a un commento che ci si aspetterebbe di leggere come parte del contesto narrativo, ma che è involontariamente attualizzato da questa mia nota, sebbene il voto con il quale ho giudicato questo tema, per il motivo che ho inizialmente esposto, non possa coincidere con quello letto dal protagonista del racconto) è un curioso espediente per lasciare il lettore sospeso privandolo di un anticlimax e dell'attesa soluzione narrativa.

15 commenti:

musmé ha detto...

ma .. dovevate entrare al BAR BIANCO??
questa debora mi ricorda qualcuno/a .. :-/

filsero ha detto...

Qualcuno dovrebbe raccontare il mito del BAR BIANCO, prima o poi...

Veronica Caciagli ha detto...

For your information:

"filsero ha scritto:

Complimenti! Ti nomino nuovo socio collaboratore nonchè General Manager
senza portafoglio della sollecitazione culturale e creativa del
publog :-)"

musmé ha detto...

tanto per iniziare dobbiamo leggere "hanno ucciso il BAR RAGNO" ..
la storia è un'altra ma credo sia assimilabile.. storico bar chiuso e trasformarto nel solito caffé :-/
sicuramente sarà tra i miei prox acquisti!!

PS.la più indicata a raccontare questo celebre mito è sicuramente patrizia!!

filsero ha detto...

Mi sa che patrizia sta dedicando tutte le sue risorse di scrittrice alla tesi... però Musmé, proprio tu potresti far fruttare quel prezioso e inesauribile materiale di ricordi comuni con la nostra publoghiana laureanda per
riaprire il Bianco e dar di nuovo l'avvio alle migrazioni di Faxe dal bancone ai tavolini e a via De Castro...

musmé ha detto...

certamente ..
la cosa s'ha da fà ..
vedrò di .. traviarla!!
L'altro giorno ho intravisto "la nuova opera" che sostituirà il caro e vecchio BAR BIANCO
..no comment!!

aggiungo .. stasera inizio
LA CONFRATERNITA DELL'UVA,
magari riesco ad immedesimarmi meglio nella parte :-)

ora vado alle POSTE :-/ ciù

filsero ha detto...

Cara Musmé, guarda che è disdicevole scrivere "no comment" in un commento! Suvvia, commenta questo locale usurpatore! Che faccia farà Basilio (noto aficionado del Bianco che fu) quando lo vedrà?

musmé ha detto...

mi mancano le emoticons ..
sicuramente avrei trovato la corrispondente faccina :-(

cmq credo qlcosa del genere:
8-O
e poi >:-(
seguita da un sonoro :-p prrrrrrr

filsero ha detto...

Scherzavo eh, però la reazione di Basilio sarebbe interessante saperla!

marcy ha detto...

bar bianco in chiusura? e per quale motivo? adoravo le piastrelle del bagno!!!

patrizia ha detto...

non appena incigno il Frescobaldi, gentilmente offerto dai miei parenti, vi ricorderò il Bianco. Intanto, fatevi una scorta di Kleenex, o come cavolo si scrive. Fazzolettini, mi.

musmé ha detto...

vanno bene anche quelli dell'Eurospin .. o Noi&Voi insomma..

Anonimo ha detto...

adoro Berto... è il mio mito! potrei innamorarmene...

filsero ha detto...

massi, per quel che ne so io, Berto è un tipo davvero in gamba. Certo sembra un figlio di puttana però a suo modo è un amico sincero. Se lo incontro di nuovo gli dirò di farsi vivo ogni tanto, insieme a quel messomale di Fil.

Anonimo ha detto...

eh lo so che in fondo è un bravo ragazzo...
conosco qualche Berto pure io...