mercoledì, settembre 06, 2006

Fuori tema - Uno

Ho ritrovato, in bella copia su un foglio protocollo, uno scritto di cui non ricordavo nemmeno l'esistenza. Era nella valigetta dove conservo diari e quaderni.

Uno - Due - Tre


Sedevo sull'erba umida di rugiada, un po' discosto dal gruppo. Tania rincorreva il frisbee avviluppandosi nei raggi del sole, lei stessa un raggio ancora più luminoso. Si avvicinò Berto, col sorriso fraterno di chi voglia consolare un'anima dolente.
«Ma che cazzo fai lì seduto Fil, non hai visto prima, che ci pisciava il cane di Samuele?»
«O Berto amico mio» iniziai così la mia struggente confessione, «sono giorni che il mio cuore è intriso di desiderio per quella dolce creatura.»
«Ma chi, quella zoccola di Tania? Ma basta che le dici ciao e quella si tuffa dentro la cerniera dei tuoi pantaloni, te lo dico io!»
«Non è una creatura meravigliosa? Guardala come corre per il prato, sembra danzare come un angelo.»
«A me sembra più una cavalla che scalpita perché è andata in fregola. Vai a parlarci, no? Portala a fare un giro e strombazzatela dietro un cespuglio.»
I preziosi consigli del mio caro amico mi avevano infuso nell'animo un coraggio così insolitamente grande, che decisi di non indugiare oltre. Come un antico arciere che avanza e, per darsi coraggio, accarezza la cocca delle frecce che ancora riposano nella faretra, così con una mano nella tasca sentivo la rassicurante presenza dei miei versi, conservati con cura nel foglio ripiegato. Udii il mio amico gridare qualcosa, forse un ultimo incitamento alla mia temeraria impresa.
«Ma conservati i calli segaioli! il culo che devi lisciare per bene è il suo!»
Già dal primo contatto tra i nostri sguardi, capii di non essermi sbagliato, che quel luccicante tremolio degli occhi era il chiaro sintomo di una sensibilità fuori dal comune, la sola che avrebbe saputo comprendere e apprezzare la poetica vocazione del mio cuore.
«Ma sì facciamo un giro, sempre meglio che giocare a questa merda di frisbee: mi sudo e mi spettino tutta.»


Camminammo lungo le strette stradine di pietra del parco, senza una meta, solo per il piacere di guardare in bambini in festa arrampicarsi sui giochi o rincorrersi, ascoltare le grida dei passanti inebriate dalla primavera, sentire il dolce profumo delle gardenie già in fiore. Il mio cuore diventava sempre più grande ad ogni parola di lei.
«Ma che palle questi bambini, se non stai attento ti mettono sotto con questi cazzo di tricicli. E quegli stronzi che hanno da gridarci dietro? Ma li senti? Una non può mettersi una minigonna che subito la trattano come una troia. Uff, non li sopporto più questi giardini. E poi guarda, anche se sei bravo a schivare tutte le cacche di cane che ci sono in giro, la puzza ti si appiccica e te la senti addosso per tutto il pomeriggio. Dài andiamo a sederci là.»
Trasportati dalla mano gentile del desiderio e sospinti, come nuvole leggere, dall'amorevole alito del fato, ci adagiammo sulla panchina. Ritornai con la mano tremante a cercare la poesia, come un fervido credente sfiora il marmoreo piede del santo, prima di segnarsi e iniziare la preghiera.
«Che c'è, hai prurito? Anch'io sai » mi confidò lei, «mi sento tutta appiccicosa e mi prude tutto. A proposito, mi gratti la schiena per favore? » Le mie dita scorsero incerte, incespicando per l'emozione ad ogni vertebra.
Era giunto il momento, un gran respiro e mi apprestai a compiere il passo tanto atteso e temuto.
«Tania, tu non sai cosa significhi per me questo momento.»
«Un po' più giù grazie. Sì ecco, proprio lì… ahhh grazie. Non vedo l'ora di farmi una bella doccia.»
«Io voglio spalancarti le porte del mio cuore Tania, voglio che tu guardi dentro la mia anima, io vorrei…»
«Ma sai che avresti un futuro come grattatore? Ah ah che sciocchezza ho detto, mi vengono così e poi ci rido da sola come una scema, che ci posso fare. Scusa dicevi? »
«Io, ecco…vorrei leggerti qualcosa, qualcosa che ho scritto e che puoi considerare come la fotografia della mia anima, un'istantanea che solo uno spirito affine al mio, come lo è il tuo, ne sono certo, può comprendere e apprezzare.»
«Mi vuoi far vedere una tua fotografia? Per caso è quella della patente? No perché se è quella mi sa che l'ho già vista. O forse mi confondo con Samuele, boh.»
«È una poesia che ho scritto in una delle mie notti insonni e turbolente, dalle quali solo il mattino mi mette al riparo, strappandomi da raffiche di ansie e di dubbi assillanti…»
«Oh mi dispiace, anch'io soffro di insonnia, è terribile! Pensa che se non mi bevo almeno una camomilla doppia la sera non chiudo occhio fino alle due. Quanto ti capisco…»
Ero pronto per sfoderare le punte acuminate dei miei versi, per colpire al cuore quell'angelo indifeso, iniettandogli il dolce siero della poesia.
«Che cos'è quel foglio? Uh ma com'è stropicciato, cos'è un tema che hai fatto a scuola?»
«È una poesia che ho scritto in una delle…»
«Ah sì sì che scema, me l'hai detto prima, è una poesia. Beh se proprio ci tieni a leggermela fai pure, però t'avverto non le capisco mai le poesie, mi faccio sempre passare la versione in prosa da Debora.»
Tania mi fissava avidamente, quasi percepivo la sua anima calda e luminosa irradiarsi tutt'intorno a me, pronta ad accogliere la mia poetica confessione per farla brillare come un cristallo. Prima di immergere nelle onde dei versi il mio sguardo titubante, volli ancora bearmi nel suo, come per prendere fiato. E infine lessi.


«Gli occhi spauriti
dell'intima coscienza. »


Già mi sentivo pervaso da ineffabili vibrazioni, come se leggendo toccassi le corde della mia anima.


«Gli stupiti timori
nello sguardo senza
veli, nulla a tergere
il trasudar dell'animo
pregno. Scorgere il mondo…»


…ma qualcosa mi fermò. Un suono roco e prolungato, che a tratti si interrompeva per poi riprendere, monotono e leggero. Tania era accasciata sullo schienale della panchina, con un braccio che ondeggiava quasi impercettibilmente nel vuoto. Si era addormentata. E quel suono era un dolce, celestiale mormorio, una voce che mi parlava dai meandri del suo subconscio.
«Tania…» chiamai esitante. Lei si svegliò di soprassalto.
«Oh scusami scusami, è che ho dormito male, molto male stanotte, poi stamattina ho pure preso delle medicine che mi fanno venire un sonno terribile, scusami scusami tanto… »
« Ma no figurati, capisco, son cose che capitano…»
«Grazie sei un tesoro. Ti dispiace se torniamo dagli altri? È da un po' che siamo qui non vorrei che facessero i maliziosi. »
«Ma certo » dissi, felice di far qualsiasi cosa pur di soddisfare ogni suo riposto desiderio, «torniamo dagli altri.»




5 commenti:

musmé ha detto...

tania è una CAVARCIA :-)

eh..
bello vedere le cose come le si vuole vedere.. no??

filsero ha detto...

Però...si rischia sempre di prendere
fiaschi per fischi,
lucciole per coccole,
randellate per rendez vous,
ammaccamenti per ammiccamenti,
contusioni per concessioni,
ecc. :-)

musmé ha detto...

puoi ben dirlo...

io l'ultima volta ho preso un imbianchino per un pittore
:-) :-) :-)

filsero ha detto...

Stai attenta agli imbianchini che si spacciano per pittori. Indovina chi era questo:

Si trasferisce allora a xxxxxx cercando di entrare all'Accademia di Belle Arti, spinto da certe velleitarie tendenze artistiche (testimoniate anche da numerosi quadri). L'Accademia però lo respinge per ben due anni consecutivi, generando in lui notevole frustrazione, alimentata anche dal fatto che, non possedendo una licenza superiore, è impossibilitato a iscriversi alla facoltà di Architettura, possibile nobile ripiego alle bocciature in Accademia.
Il suo quadro psicologico, così, tende a farsi preoccupante. Sono anni bui, segnati fra l'altro da episodi di vagabondaggio e di isolamento sociale (senza contare il grave decadimento fisico a cui questo stile di vita lo stava conducendo).
xxxxxx lo troviamo per 5 lunghi anni, disoccupato, frustrato, a spalare neve, a fare il facchino abusivo alla stazione, il muratore, l'imbianchino, il cartellonista; ma sempre occasionalmente, quindi con pochi risultati economici; infatti viene anche sfrattato da una misera stanza che occupava, che però non riusciva pagare.
xxxxxx tenta di vivere alla giornata vendendo piccoli disegni, acquerelli grossolani, cartelloni pubblicitari per i bottegai, che alcuni "grassi salumieri mi disprezzavano".

musmé ha detto...

ADOLF???????????

dai non esageriamo adesso....
il punto è che neanche si sente frustrato:
è convinto perso (come si dice qua a or) :-)